Omicidio Desirée, in cella anche l'ultimo imputato

La liberazione dopo la sentenza per una falla procedurale, interviene la Corte d'assise

Omicidio Desirée, in cella anche l'ultimo imputato

Resta in carcere Brian Minthe, uno dei quattro condannati per l'omicidio di Desirée Mariottini. Al senegalese 24enne, dopo una camera di consiglio di nove ore, i giudici avevano inflitto una condanna a 24 anni e mezzo, disponendone però la scarcerazione per decorrenza dei termini per i fatti di droga. Ma ieri lo straniero è stato raggiunto da una nuova misura ottenuta dalla Procura di Roma per l'accusa di omicidio. Ed è tornato in cella.

Per la morte della 16enne di Cisterna di Latina, abusata dai quattro e trovata senza vita il 19 ottobre del 2018 in un immobile di via dei Lucani, nel quartiere romano di San Lorenzo, oltre a Minthe, la Corte d'Assise di Roma ha condannato all'ergastolo il senegalese 28enne Mamadou Gara, detto Paco e il ghanese trentaduenne Yusef Salia, mentre al nigeriano Alinno Chima sono stati imposti 27 anni di carcere. Le accuse vanno, a seconda delle posizioni, dall'omicidio volontario, alla violenza sessuale aggravata e cessione di stupefacenti a minori.

Non era la prima volta che Desirée si recava a San Lorenzo in cerca di droga. Quella sera, però, era in crisi d'astinenza e i pusher le hanno ceduto una miscela di psicotropi, che l'hanno ridotta all'incoscienza. Invece di chiamare soccorsi, l'hanno violentata e abbandonata a terra, lasciandola morire. «Meglio che muore lei che noi in galera», avevano commentato gli assassini.

I giudici della Terza Corte di Assise di Roma nell'ordinanza con cui hanno disposto la custodia cautelare in carcere per Minthe evidenziano il «concreto e attuale pericolo di fuga al fine di sottrarsi all'esecuzione della pena come da lui fatto nell'immediato al momento del decesso di Desirée». Nell'ordinanza, notificata dalla squadra mobile a Regina Coeli, si specifica che l'imputato «non ha mostrato segni di resipiscenza» e, sprovvisto di abitazione, «non sarebbero praticabili misure meno gravose del carcere».

Subito dopo la lettura della sentenza Barbara Mariottini, la mamma della vittima, era sconvolta. «Maledetti, possiate bruciare all'Inferno», aveva gridato piangendo alla lettura della sentenza. Ma poco dopo è arrivato il dietrofront alla scarcerazine di Minthe. «La notizia che resta in carcere rasserena gli animi - ha detto il legale di Barbara, l'avvocato Maria Concetta Belli -.

Il fatto che una persona condannata a 24 anni e 6 mesi potesse tornare libera era inconcepibile. La reazione della madre è stata umana, sono stati due anni terribili, un processo doloroso in cui ha dovuto rivivere tutte le fasi di questa drammatica vicenda».

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