Password del marito morto in eredità. Altro che i corpi, cremate gli account

Password del marito morto in eredità. Altro che i corpi, cremate gli account
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Attenzione, signore e signori: anche gli «averi digitali» possono entrare a far parte dell'eredità, lo ha stabilito il Tribunale di Milano: una donna è potuta entrare in possesso di tutte le password del marito defunto, dell'account di posta e dei profili social.

Io già immagino il terrore tra i coniugi, perché gli scheletri come si sa non si nascondono nell'armadio ma negli account e in ogni dispositivo elettronico.

È successo anche a una mia zia, morto il marito ha trovato la password del cellulare e tutti i messaggi dell'amante, che si è presentata pure al funerale (ignara di essere stata scoperta, la storia durava da anni). Ma la privacy, direte voi? Tra coppie sposate non dovrebbe esistere, figuriamoci dopo morti, ragione ulteriore per pensarci bene prima di sposarsi. Tant'è che una mia amica, Klara Murnau, investigatore privato, mi ha spiegato che si può far pedinare legalmente il coniuge, ma non il partner o l'amante, è illegale. Se sei sposato invece non esiste privacy.

In ogni caso le persone si preoccupano tanto di cosa fare dei propri corpi quando saranno morti (mai capito, il mio potete pure buttarlo in una discarica o imbalsamarlo come Tutankhamon in una piramide, è uguale): c'è chi si sceglie il loculo, chi ha una cappella di famiglia, chi vuole essere cremato e tenuto in un'urna sul camino, chi vuole che le sue ceneri siano disperse nel posto più amato, in mare, in montagna, se lo chiedessi a Vittorio Feltri mi risponderebbe di sicuro nella lettiera del suo amato gatto.

Io vi do un consiglio: fregatevene del corpo, ci facciano quello che

vogliono, tanto non ci siete più, ma lasciate disposizioni per cremare ogni vostro account e dispositivo elettronico perché qualcosa che non vorreste che fosse trovata lì si trova sempre, e non è mai un manoscritto di Kafka.

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