
La risposta al rebus Irpef è nell'uovo di Pasqua. Non prima di allora, secondo fonti parlamentari, sarà possibile sistemare il pasticcio sul calcolo dell'acconto Irpef per quest'anno 2025 basato sulle dichiarazioni dei redditi del 2024. La deadline fatidica è fissata al 30 aprile, quando sarà possibile inviare «da soli» la dichiarazione precompilata (entro il 30 settembre). Per allora i calcoli dovranno essere corretti in base alla riforma del governo firmata dal viceministro Mef con delega alle Finanze Maurizio Leo di Fratelli d'Italia, che ha accorpato le aliquote (da quattro a tre) eliminando lo scaglione del 25% e accorpandolo al 23% fino a 28mila euro, lasciando invariate le altre due: al 35% fino a 50mila euro e al 43% oltre il 50mila, con l'ampliamento della no tax area fino a 8.500 euro per i redditi di lavoro dipendente.
L'emendamento della Lega, firmato dal presidente della commissione Bilancio della Camera Alberto Gusmeroli, è stato dichiarato inammissibile dalle commissioni Affari costituzionali e Lavoro per la mancata copertura, sebbene fonti parlamentari ricordino che comunque l'ok al decreto legge sulla Pubblica amministrazione, dove era finito il testo con la modifica richiesta, non sarebbe arrivato prima del 14 maggio. Peraltro non c'era alcuna copertura economica: secondo alcuni calcoli, per cancellare l'errore e ripristinare le nuove aliquote servirebbero almeno 250 milioni, in linea con le stime del ministero dell'Economia, per dare fino a 260 euro di risparmio medio sull'anno scorso ai 28 milioni di contribuenti interessati.
Ecco perché il tempo rimasto al governo per risolvere la questione è abbastanza breve, considerata anche la lunghissima pausa pasquale e il Ponte del 25 Aprile. «Il governo deve metterci la faccia con un decreto», dicono all'unisono le opposizioni. Fonti del ministero dell'Economia e delle Finanze ricordano che lo scorso 25 marzo Via XX Settembre aveva chiarito che «in considerazione dei dubbi interpretativi posti e al fine di salvaguardare tutti i contribuenti interessati», il governo sarebbe intervenuto per via normativa - molto probabilmente con un decreto - in tempo utile per evitare ai contribuenti aggravi in termini di dichiarazione e di versamento», dunque entro il 30 aprile.
La misura non si annuncia complicata. Per evitare che gli acconti Irpef 2025 vengano calcolati col vecchio sistema e il saldo 2024 con le nuove tre aliquote serve l'abolizione o la riformulazione dell'articolo 1 quarto comma del decreto 216/2023, nella parte in cui recita: «Nella determinazione degli acconti dovuti (...) per i periodi d'imposta 2024 e 2025 si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata applicando le aliquote Irpef (23%, 25%, 35% e 43% ndr) vigenti al 31 dicembre 2023». Altrimenti, il rischio è una sorta di prelievo forzoso che andrebbe a saldarsi con le dichiarazioni dell'anno prossimo.
Dal ministero fanno anche sapere che l'interpretazione dell'articolo 1 quarto comma riguarderebbe solo i soggetti «la cui dichiarazione dei redditi evidenzia una differenza a debito di Irpef, in quanto percettori di redditi ulteriori rispetto a quelli già assoggettati a ritenuta d'acconto».
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