Il presepe choc: famiglia di colore (e musulmana)

Il presepe choc: famiglia di colore (e musulmana)

La provocazione è decisamente forte: Giuseppe e Maria hanno la pelle nera e, nella vita di tutti i giorni, invece di andare in chiesa vanno alla moschea. Infatti il padre e la madre di Gesù sono interpretati da una coppia senegalese di religione musulmana che vive in provincia di Pisa da più di vent'anni. Il bambinello, invece, è la loro Diarra, una bambina di cinque mesi nata lo scorso agosto. La rappresentazione del presepe vivente è andata in scena ieri pomeriggio a San Miniato Basso, paesone della provincia di Pisa, dove già alcuni anni fa un presepe, non quello vivente però, aveva fatto discutere e non poco per la presenza di due pastori che si davano teneramente la mano in prossimità della capanna: una presenza gay friendly che sollevò un polverone e fece storcere il naso ai più tradizionalisti della Curia locale, visto che l'allestimento era stato fatto proprio nelle stanze del Seminario vescovile. Quella provocazione non piacque.

Stavolta i protagonisti però sono veri, in carne ed ossa, figuranti principali in mezzo ad uno stuolo di pastori, pastorelle e centurioni romani che in tutto mette all'opera 250 persone richiamandone più del doppio tra il pubblico. Articolata in più «quadri», accompagnati da canti e da un testo di commento, la rappresentazione ha inizio sul sagrato della chiesa di San Martino, lungo la Tosco Romagnola, con la scena dell'Annunciazione; procede poi nel piazzale antistante la nuova chiesa della Trasfigurazione con le scene della Visitazione e dell'arrivo di Maria e Giuseppe a Betlemme, per il censimento; quindi la drammatica scena delle locande, la Natività con l'annuncio della lieta novella ai pastori e ma solo per la rappresentazione del 6 gennaio l'arrivo dei Magi per distribuire calze e dolcetti ai bambini. Una rievocazione storica con un fascino cui è difficile resistere.

Quest'anno capace anche di far discutere, nonostante il vescovo, Andrea Migliavacca, presente alla manifestazione, abbia difeso la scelta: «L'organizzazione è interamente della parrocchia - sottolinea - tuttavia mi è sembrata una scelta che richiama i valori dell'accoglienza e dell'integrazione cari anche a Papa Francesco».

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