Spese pazze in Sardegna, 4 anni alla Barracciu

L'ex sottosegretario condannata in primo grado per peculato: non ha giustificato 81mila euro

Spese pazze in Sardegna, 4 anni alla Barracciu

Roma L'ex sottosegretario alla Cultura Francesca Barracciu (Pd) è stata condannata a quattro anni per peculato aggravato nell'ambito di un'inchiesta del Tribunale di Cagliari sulle «spese pazze» dei consiglieri regionali per la legislatura 2004-2009. Per l'avviso di garanzia sulla stessa indagine la stessa Barracciu aveva dovuto rinunciare, nell'autunno del 2013, alla corsa alla presidenza della Regione Sardegna, dopo aver vinto le primarie (poi al suo posto il Pd scelse l'indipendente Francesco Pagliaru che vinse la sfida contro Ugo Cappellacci). E il rinvio a giudizio sulla stessa indagine due anni fa le costò anche il posto di sottosegretario ai Beni culturali.

La Barracciu, ex parlamentare europea, è stata quindi condannata ieri in primo grado anche all'interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena. La Procura di Cagliari le ha contestato la «spesa impropria» di circa 81mila euro di fondi consiliari senza adeguate «pezze giustificative». La stessa inchiesta ha visto complessivamente 85 indagati, di cui una ventina rinviati a giudizio.

La Barracciu ha annunciato che ricorrerà in Appello contro la sentenza. «Sono stati anni molto duri - ha spiegato ai cronisti -. Ho rinunciato, unica in Sardegna tra chi è stato raggiunto dall'accusa di peculato, alle cariche che rivestivo. E per questo mi sono ritrovata sola». Il sottosegretaria del governo Renzi, però, non rinuncia a sottolineare una tempistica a suo dire significativa. «Non sono complottista e non lo sono mai stata - spiega -, però voglio ricordare questo: mi sono addormentata il 30 settembre del 2013 alle 2 del mattino, candidata alla presidenza della Regione e alle 8 del mattino del primo ottobre avevo l'avviso di garanzia in casa. Non ho altro da aggiungere».

La vicenda giudiziaria dell'ex europarlamentare è cominciata all'indomani delle primarie, quando Barracciu aveva ricevuto un avviso a comparire, assieme ad altri colleghi del gruppo Pd, in cui le veniva contestata inizialmente una cifra pari a 33mila euro che, come lei stessa ha sostenuto in interrogatorio, erano stati utilizzati interamente in rimborsi benzina per viaggi in auto in giro per la Sardegna collegati alla sua attività politica.

In serata è arrivato anche il commento del segretario del Pd, Matteo Renzi sulla vicenda: «Le sentenze si rispettano e si aspettano quelle definitive».

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