Tutti contro tutti e senza idee. La May ostaggio della Camera

Votata la legge che obbliga il governo al rinvio, ma i Lord posticipano a lunedì. E piove pure dentro Westminster

Tutti contro tutti e senza idee. La May ostaggio della Camera

Londra Poco prima della mezzanotte di mercoledì la Camera dei Comuni ha approvato un disegno di legge per forzare la mano al governo May e obbligarlo, nel caso il testo venga approvato anche dalla Camera dei Lord, a presentare al Parlamento la prossima settimana una proposta di rinvio della Brexit. La bozza sarà emendabile dai parlamentari che potranno quindi modificare la durata del rinvio nel caso, ad esempio, il governo ne dovesse ipotizzare uno troppo breve. Il ruolo del governo di Theresa May? Recarsi a Bruxelles e presentare la richiesta c'è chi dice la supplica - all'Ue.

Quello che è successo nella notte tra mercoledì e giovedì testimonia una volta di più del caos che sta caratterizzando la politica inglese. Il testo approvato dai Comuni è stato presentato da Yvette Cooper, deputata laburista tra le più pugnaci sostenitrici di una politica pro remain. Dopo poco più di 8 ore di dibattito parlamentare, sostenuto e contemporaneamente osteggiato da alleanze trasversali ai Tory e al Labour, ha ottenuto il via libera con 313 voti a favore, 312 contrari. Un voto di differenza ha fatto sì che i Comuni approvassero una legge contro la volontà del governo, con 14 parlamentari conservatori che hanno votato con l'opposizione e 6 che si sono astenuti. Di queste 20 persone ben 17 hanno fatto in passato parte del governo, da cui si sono dimesse in momenti differenti perché non ne condividevano la linea politica. I fautori di una Brexit senza accordo hanno furiosamente protestato per un'azione parlamentare che rischia di sovvertire gli equilibri istituzionali, secondo i quali è il governo a battere il tempo dell'attività legislativa.

Si vivono tempi unici nei saloni di Westminster. Un'ulteriore prova è giunta sempre mercoledì pomeriggio quanto un emendamento presentato da Hilary Benn, anch'egli deputato laburista, ha visto l'aula spaccata a metà, con 310 voti a favore e altrettanti contro. In questi casi spetta allo Speaker risolvere lo stallo, esprimendo il proprio voto: e John Bercow, come già fece qualche settimana fa quando impedì al governo di ripresentare ai Comuni lo stesso piano May già bocciato in precedenza, si è rifatto alla tradizione. E ha votato contro. Perché, ha spiegato ai colleghi, nell'aula ci deve essere una maggioranza senza l'aiuto dello Speaker. L'ultima volta in cui accadde era il 1993, ha ricordato Bercow, e anche l'allora Speaker votò contro. Si discuteva del trattato di Maastricht.

I Lord non hanno ancora approvato la legge proposta da Yvette Cooper, che slitta a lunedì (mentre la seduta dei Comuni è stata sospesa nel pomeriggio perché è iniziato a piovere dentro l'aula). Non dovrebbero esserci sorprese e salvo tentativi ostruzionistici dei fautori della Brexit la prossima settimana Theresa May dovrà formulare una nuova data per uscire dall'Ue. Il governo intanto continua nelle trattative con Jeremy Corbyn per concordare un piano comune per il divorzio. Un'apertura a sinistra che è stata accolta come un terremoto tra la base conservatrice, che lo ritiene un suicidio politico che rischia di spaccare il partito e tenere i tory lontano da Downing Street per molto tempo. Di contro anche i laburisti colgono la delicatezza della loro posizione poiché contribuire a forgiare un accordo per lasciare l'Ue alienerebbe loro gran parte dei sostenitori pro remain.

Al di là della politica inglese, ha ricordato ieri il premier irlandese Leo Varadkar che ha ospitato a Dublino Angela Merkel, Londra deve presentare un piano credibile senza il quale non sarà concesso rinvio. Mancano 7 giorni.

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