Ugl: "Mantenere la calma, ora negoziamo per limitare gli impatti sui Paesi più colpiti"

A livello nazionale, l'Ugl auspica la prosecuzione del tavolo di confronto già avviato dal governo con le organizzazioni sindacali e datoriali

Ugl: "Mantenere la calma, ora negoziamo per limitare gli impatti sui Paesi più colpiti"
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«L'introduzione dei dazi del 20% sui prodotti europei da parte dell'amministrazione Trump rappresenta una minaccia per l'impatto significativo che può generare su settori strategici come il manifatturiero, l'agroalimentare e la meccanica». L'allarme viene lanciato da Paolo Capone, segretario generale dell'Ugl. È quindi fondamentale, aggiunge Capone, che l'Unione Europea intervenga con determinazione per proteggere le imprese e i lavoratori, avviando immediatamente un negoziato per evitare impatti sulle economie coinvolte.

Secondo il segretario dell'Ugl, «non servono reazioni impulsive o misure di ritorsione contro gli Stati Uniti, che restano un alleato strategico, ma soluzioni concrete in grado di salvaguardare i rispettivi interessi nazionali. Parallelamente, occorrono interventi efficaci per garantire la tenuta del mercato del lavoro, con un'azione coordinata a livello comunitario che rafforzi il mercato interno, rilanci gli investimenti in politiche industriali e promuova nuovi accordi bilaterali per diversificare le opportunità di export».

A livello nazionale, l'Ugl auspica la prosecuzione del tavolo di confronto già avviato dal governo con le organizzazioni sindacali e datoriali, per individuare misure concrete a tutela dei settori più esposti e valorizzare il sistema produttivo italiano. «Allo stesso tempo sottolinea Capone - riteniamo indispensabile la sottoscrizione di un Patto di responsabilità per la crescita e il lavoro, che coinvolga istituzioni nazionali e locali insieme ai principali attori sociali per fornire risposte di lungo periodo e costruire un sistema economico più solido in grado di offrire prospettive concrete ai lavoratori».

L'impatto dei dazi rischia di arrivare proprio adesso che il tasso di occupazione era salito al top al 63% e il tasso di disoccupazione era sceso ai minimi dopo aprile 2007, al 5,9 per cento.

I dati Istat di febbraio raccontano, infatti, di un mercato del lavoro vivace, anche se l'Italia resta fanalino di coda in Europa. Gli occupati raggiungono quota 24 milioni 332mila, mentre i disoccupati si attestano a un milione 517mila, circa la metà di quelli registrati nel 2016.

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