La verità di Lamorgese sul rave party. E in Aula scoppia la bufera

In nessuno dei rave simili a quello di Viterbo che ci sono stati nel 2018 e nel 2019 ''si è deciso di intervenire con la forza'', ha detto il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, nel corso dell'informativa alla Camera sul rave di metà agosto

La verità di Lamorgese sul rave party. E in Aula scoppia la bufera

Perché le forze dell'ordine non hanno impedito il rave party nell'area del lago di Mezzano, al confine tra Lazio e Toscana tra il 13 e il 19 agosto? Oggi se n'è parlato alla Camera, con una informativa urgente del ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese. "La strategia seguita dalle autorità di pubblica sicurezza si è indirizzata non verso un rischioso tentativo di forzosa evacuazione dell’area ma nell’esercitare una continua e costante pressione per rompere il fronte dei partecipanti". Una strategia, ha sottolineato il ministro, che "ha avuto l’effetto non solo di scongiurare il degenerare della situazione sul piano dell’ordine e della sicurezza pubblica, ma anche quello di evitare il prosieguo del rave che secondo il volantino avrebbe dovuto continuare fino al 23 agosto". Insomma, si è voluto evitare il peggio.

Lamorgese ha aggiunto che i rave "non sono un fatto inedito, né una questione italiana, ce ne sono stati tanti in passato, prima della pandemia, ed in nessun caso si è deciso di intervenire con la forza. La linea del Viminale sull'ordine pubblico non può essere ondivaga, le forze dell'ordine agiscono sulla base di criteri che sono frutto di esperienze e competenze consolidate, non soggette ad improvvisazioni o cambiamenti ingiustificati".

Sui camper controllati il 13 agosto, ha aggiunto la responsabile del Viminale, sono stati svolti ''servizi di osservazione e monitoraggio allo scopo di accertare il loro luogo di destinazione finale e di tale dispositivo veniva informato il dipartimento di Pubblica sicurezza'' ma non si è trattato di ''una scorta come impropriamente riportato''. La Lamorgese ha così risposto alle polemiche innescate da un'inchiesta del quotidiano La Verità, che accusava le forze dell'ordine di aver scortato, di fatto, la carovano dei partecipanti al rave party.

Ma come è nato questo raduno illegale? ''L'iniziativa è stata organizzata sul web in canali privati in cui è stato condiviso solo un invito senza dettagli utili alla localizzazione e alla data dell'evento", ha spiegato Lamorgese. "Gli organizzatori del rave avevano chiesto l'assoluta segretezza, riservandosi di dare informazioni solo nell'imminenza dell'evento. L'area dove si è svolto l'evento dista 50 km da Viterbo e 100 km da Grosseto, è vasta 80 ettari, in aperta campagna, una zona priva di recinzione e accessibile da numerose strade sterrate non visibile dalle strade ordinarie''.

Non sono mancate le polemiche in Aula. "Non sono critiche personali ma politiche", ha detto il capogruppo della Lega Riccardo Molinari, intervenendo dopo l’informativa. "Vorremmo calibrare questa discussione non sulle persone ma sulla linea politica. Non siamo stati parchi di critiche nei confronti del ministro Lamorgese, ma non sono critiche personali, ma politiche". Poi Molinari ha affilato le armi aggiungendo che "il ministro ha smentito le ricostruzioni giornalistiche su una scorta delle forze di polizia dei camper, ci fa piacere sapere che non è stato così. Ma nonostante queste persone siano state fermate dalle forze di polizia e il ministro ci ha detto che non c’è stata negligenza delle forze dell’ordine, allora la domanda è: se non si poteva capire prima cosa sarebbe successo come è possibile che migliaia di persone hanno potuto devastare un territorio? Allora i cittadini devono essere molto preoccupati, non è colpa di nessuno?".

''Quello che è accaduto tra il 14 e il 19 agosto a Valentano è qualcosa di incredibile", ha detto Alessandro Battilocchio, deputato di Forza Italia -, migliaia e migliaia di persone che occupano irregolarmente un largo spazio aperto per dar luogo a un rave party totalmente abusivo, il più grande free party in Italia degli ultimi 15 anni. Il tutto in un contesto di emergenza pandemica per la quale sono vigenti forti restrizioni per eventi di intrattenimento che vedono discoteche e sale da ballo ancora chiuse. Non si possono imporre divieti e regole alle attività e poi assistere questa palese e strafottente violazione. Tuttavia - ha aggiunto - quello che più lascia l'amaro in bocca, è il dover prendere atto che lo Stato non si sia dimostrato capace di prevenire, una tale clamorosa manifestazione di illegalità. Al termine di questa folle pagina, quella parte del territorio dell'amena cittadina viterbese appariva un vero e proprio campo di battaglia. C'è stato, inoltre, finora un assordante silenzio rispetto alla richiesta di aiuto del giovane primo cittadino, Stefano Bigiotti, che sta seguendo i nostri lavori a Montecitorio, ospite del gruppo di Forza Italia. Il sindaco ha avuto la responsabilità, con propria ordinanza, di rimuovere d'urgenza e conferire in discarica i rifiuti lasciati sul campo dai partecipanti: un atto contingibile e urgente con impegno di spesa per un ammontare complessivo di circa 35mila euro, da reperire finora esclusivamente nel bilancio comunale".

Parla di "imbarazzante informativa" Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia. Le parole della Lamorgese hanno confermato quello che sapevamo già: il Governo Draghi si è piegato all’illegalità e ha consentito che per giorni e giorni un pezzo del territorio italiano diventasse una zona franca per fattoni e punkabbestia di mezz’Europa".

''Siamo convinti che la ministra, forte della robusta esperienza maturata nei molteplici incarichi che ha ricoperto, abbia svolto tutto quanto rientrava nelle sue possibilità'', ha detto in Aula Marco Di Maio, vicepresidente del gruppo di Italia Viva. ''Ma proprio perché depositaria di un'esperienza che fa impallidire il suo predecessore - ha aggiunto - credo riconosca che qualcosa non ha funzionato. Soprattutto, nella fase precedente l'avvio del rave party. Perché è lì che sono da ricercare gli errori e non nella scelta di evitare l'uso della forza che, in un contesto come quello, avrebbe provocato effetti molto peggiori. Gli errori e le sottovalutazioni del fenomeno sul territorio ci sono stati, vanno riconosciuti e ricondotti alle giuste responsabilità. Questa vicenda mette in evidenza anche la necessità di aggiornare ruolo e funzioni delle prefetture; di come sia necessario far sì che coloro che sono stati identificati, vengano poi effettivamente perseguiti; ma rappresenta anche un appello anche alla magistratura perché s'introduca nel nostro Paese une legislazione adeguata a contrastare questi fenomeni, come ad esempio è stato fatto nella vicina Francia o in Gran Bretagna''.

Luca Sani, deputato del Pd, sottolinea che "la ministra dell'Interno Lamorgese ha ricostruito nel dettaglio la vicenda relativa al rave che ha devastato lo scorso Ferragosto una zona tra le province di Grosseto e Viterbo. Nessuno mette in dubbio la professionalità delle Forze dell'Ordine e le modalità con cui è stata evacuata l'area senza incidenti e presidiati i punti più sensibili nel territorio circostante, quello che emerge però è la mancanza di misure efficaci di prevenzione per evitare che tali raduni possano essere organizzati nuovamente sul territorio nazionale".

Anche Vittorio Sgarbi ha preso la parola, in Aula, difendendo il ministro. "Propongo rave party autorizzati, ma la musica la scegliamo noi, con buon vino, test antidroga all’ingresso, tutti vestiti, che durano tre giorni, altrimenti essendo clandestini che deve fare un buon ministro?".

"La sicurezza dei cittadini non è patrimonio della destra, ci teniamo tutti", ha ribadito il capogruppo di Leu Federico Fornaro. "Ma non si può usare un episodio come il rave party o una informativa del governo per fare propaganda: c’è chi utilizza la paura per guadagnare uno zero virgola nei sondaggi e gli italiani sono stufi.

Ministro Lamorgese le esprimo la solidarietà politica e umana del mio gruppo per gli attacchi strumentali e ingiustificati. Una informativa che si è rivelata un boomerang per chi l’ha chiesta perchè è emerso che non c’erano alternative alla linea adottata dal ministero dell’Interno".

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