Lo "zio" Trump compra le super navi italiane: affare da 716 milioni

Dagli Usa una commessa a Fincantieri per le sue fregate, dagli altri Paesi solo fregature

Lo "zio" Trump compra le super navi italiane: affare da 716 milioni

Lo Zio d'America ha già risposto. E con un semplice contratto ha fatto piazza pulita di chi, come Alessandro Di Battista, ci invitava a guardare alla Cina come nuova grande potenza amica e protettrice dell'Italia. Mentre attendevamo la Cina Fincantieri, il principale gruppo cantieristico italiano ed europeo, ha vinto il contratto per lo sviluppo della fregata lanciamissili Fremm chiamata a rinnovare un settore strategico della Marina militare statunitense. Non è un contratto da poco.

I 795 milioni di dollari (716, milioni di euro) messi sul tavolo di Fincantieri dalla Us Navy per la progettazione e la costruzione dell'unità capoclasse delle nuove fregate potrebbe in breve decuplicarsi. Se tutto andrà bene Fincantieri Marine Group, la controllata statunitense della nostra azienda di stato, verrà chiamata a partecipare anche alla commessa successiva valida per la costruzione delle prime dieci fregate. A quel punto la commessa potrebbe toccare i cinque miliardi e mezzo. E addirittura raddoppiare se l'intero programma FFG (X), basato nelle intenzioni della marina Usa su un totale di 20 fregate venisse affidato all'azienda italiana. Si tratta di un programma a lungo termine visto che la consegna dell'unità capoclasse è previsto per il luglio 2026, ma questo ci fa anche capire come gli Stati Uniti considerino il rapporto con il nostro paese strategicamente importante non solo nell'immediato, ma anche per i decenni futuri. E in una dimensione geo-politica non è da sottovalutare il messaggio subliminale contenuto nella scelta di Fincantieri. Il più importante gruppo cantieristico italiano ha sede proprio in quella Trieste che - in base agli accordi sulla Via della Seta incautamente appoggiati dai Cinque Stelle - doveva diventare il primo porto italiano dato in concessione agli emissari del Dragone. Insomma dopo gli sbandamenti di un ministro degli esteri come Luigi di Maio - abbagliato dalle effusioni cinesi e pronto a vendersi per un carico di mascherine da poco più di 200 milioni di euro - ecco i fatti messi sul tavolo dal nostro tradizionale alleato di riferimento. Fatti che confermano l'importanza dell'Italia a livello strategico e arrivano ad affidare ad una sua azienda lo sviluppo di un settore strategico come quello navale. Un settore navale che potrebbe fare la differenza proprio nell'ottica di un scontro con la Cina per il controllo del Pacifico e delle rotte commerciali insidiate dai progetti della Via della Seta. Ma la scelta americana assume un significato assai rilevante anche sul fronte dei rapporti con l'Europa. Rapporto considerati prioritari dal Pd, ma sistematicamente osteggiati - proprio nel settore delle commesse militari - da Germania e Francia. Vale su tutti - proprio per quanto riguarda il ruolo di Fincantieri - l'ostracismo di Emanuel Macron. Il presidente francese pochi mesi dopo la sua elezione a presidente cancellò d'imperio l'operazione con cui Fincantieri, in cordata con la «Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste», aveva vinto l'asta per il controllo dei cantieri francesi di Stx.

E a dar man forte a Macron è corsa la Germania di Angela Merkel che, anche in virtù degli accordi con Parigi nell'ambito del settore militare, ha avvallato i cavilli sulla concorrenza con cui l'Unione Europea ha ostacolato l'acquisizione da parte

dell'azienda italiana. Insomma chi aveva ancora dubbi su quale parte stare e confidava nei dragoni cinesi o negli aiuti dell'Europa guardi invece ai fatti concreti. Che in questo caso si chiamano fregate. E non fregature.

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