Affittopoli a Roma, ecco perché è tutto da rifare

Sono più di 400 gli appartamenti dove si pagano cifre ridicole d’affitto. Dopo lo stop del 2018 ora il Campidoglio riparte da zero

Affittopoli a Roma, ecco perché è tutto da rifare

Gli affitti a Roma, a prezzi stracciati, sono un bel grattacapo per il Campidoglio che ha deciso di ripartire da zero annullando quanto finora deliberato dalla giunta Raggi. Il neo assessore dem al Patrimonio, Tobia Zevi, ha deciso che è tutto da rivedere e che è meglio annullare la delibera 133 del 2018 approvata dai Cinque stelle che, “nelle more dell'elaborazione di una disciplina regolamentare in materia di locazione del patrimonio disponibile”, aveva disposto la disdetta di 416 unità abitative e 72 cantinole a uso esclusivo, e grazie alla quale il sindaco Raggi aveva annunciato l’addio ad affittopoli.

Cifre irrisorie per immobili in centro a Roma

L’idea era infatti quella di riportare più di 400 appartamenti ai canoni d’affitto corretti, ci sono infatti case da 100 metri quadri a Fontana di Trevi a 210 euro mensili, o anche 60 metri quadri a piazza Navona per la cifra di 13,5 euro al mese: portandoli alle cifre reali di mercato, con un aumento degli introiti del 627%, si passerebbe da 1,1 a 7 milioni di euro. Peccato però che dopo la delibera non sia stato fatto praticamente nulla, neanche un monitoraggio sugli immobili o una visita per vedere in che condizioni fossero, o anche per avere un’idea della situazione economica degli affittuari. Non era neanche stato pensato un bando per riassegnare o alienare gli appartamenti recuperati.

L’unica cosa che la giunta Raggi aveva fatto era stata quella di inviare ben 29 lettere di sfratto, alle quali gli occupanti avevano risposto con altrettanti ricorsi che ancora oggi sono sulle scrivanie degli uffici del dipartimento Patrimonio. Alcuni dei quali sono anche ritenuti leciti, come quelli che si riferiscono alle famiglie affittuarie con figli minorenni, che sono ben consolidate nel quartiere e che non possono essere mandate vie in pochi giorni. In ballo c’è il grandissimo complesso di beni di proprietà di Roma Capitale. E così, una nuova delibera è stata approvata nei giorni scorsi dalla giunta Gualtieri, su proposta dell’assessore Zevi, che avrebbe in teoria l’obiettivo di riordinare il patrimonio disponibile per giungere a una valorizzazione sia economica che sociale.

Di cosa si dovrà tenere conto

La nuova delibera dà mandato agli uffici di mettere in atto la “puntuale ricognizione di tutti gli immobili afferenti al patrimonio disponibile di Roma Capitale, finalizzata al riordino dello stesso entro il 2023”. Intanto però si è ripartiti da zero, cancellando del tutto il lavoro, anche se poco, fatto dal precedente sindaco. Per prima cosa dovrà essere fatta una ricognizione degli immobili, per uso abitativo e non, che si basi sulla stima del bene, sulla valutazione dei costi e dei benefici relativi al mantenimento della locazione oppure della vendita. Importanti saranno anche l'analisi delle potenzialità del bene e lo stato dell'immobile.

Il censimento dovrà anche tenere conto“lo stato libero, locato o occupato dell'immobile e, per le unità abitative non libere, il reddito Isee dei locatari o occupanti”.

Gli uffici avranno poi il compito di elaborare le linee guida per il riordino andando a definire i criteri e la procedura per l'assegnazione, l'aggiornamento dei rapporti di affitto che sono già esistenti, e la determinazione dei nuovi canoni di locazione.

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