A Roma chemioterapie rinviate e radiologia chiusa

Al San Camillo cure per i tumori ritardate di un mese. Al Policlinico Umberto I risonanze, Tac e scintigrafie solo per i pazienti ricoverati

A Roma chemioterapie rinviate e radiologia chiusa

La situazione negli ospedali di Roma non è certo delle migliori. E non stiamo parlando dei pazienti Covid, ma degli altri, quelli affetti da altre patologie che vedono ritardare cure ed esami. C’è poco da fare, un malato, anche se di tumore, deve dare la precedenza all’emergenza Covid. All’ospedale San Camillo le terapie chemioterapiche necessarie vengono così rinviate di almeno un mese sulla tabella di marcia.

Come riportato dall'edizione romana del Corriere, è stato un paziente a segnalare a Roberto Cherchia, segretario generale della Fp Cisl Roma e Lazio, quanto sta accadendo negli ospedali romani. Chierchia ha spiegato: “In questo caso, come in quello degli interventi chirurgici rinviati, si palesa il collo di bottiglia causato dalla riduzione dei posti letto per pazienti non Covid”. Ma questo non è l’unico caso, nelle stesse condizioni ci sono anche altre strutture ospedaliere. Nell'indagine della Cisl è emerso che “al Policlinico Umberto I la chirurgia della mano è completante out. Per pazienti che hanno effettuato la visita lo scorso giugno per il tunnel carpale, ancora non ci sono date per l'intervento”. Inoltre, le prime visite ortopediche sono state riprese da poco ma, come sottolineato dal segretario della Cisl, le“operazioni programmate per spalla, ginocchio, protesi anca non sono prenotabili e le attese si aggirano tra gli 8 e i 12 mesi”.

Rinviati esami e operazioni chirurgiche

Cambiando reparto la situazione non muta, anzi, peggiora. La radiologia è chiusa per tutti i pazienti esterni: “Risonanze, tac, scintigrafie sono solo per chi è ricoverato”. Per gli altri niente da fare. C’è comunque da dire che tutto avviene nel pieno rispetto delle circolari regionali che tutelano le emergenze e anche nell'ottica del trasferimento dell'assistenza dei malati in altre strutture ospedaliere, come per esempio il San Carlo di Nancy o il Policlinico Tor Vergata. Si trova in difficoltà anche il Sant'Eugenio, che riesce a malapena a mantenere le liste operatorie di ‘classe A’, le urgenze, a 30 giorni. Per le altre ormai non vengono più rispettati i tempi di scadenza. Addirittura, per “un'ernia inguinale si aspetta un anno, per la colecisti 3-5 mesi”, ha aggiunto Chierchia. Ma non sono solo gli ospedali di Roma ad avere difficoltà. Messo male è anche il pronto soccorso del Santa Maria Goretti di Latina “che è al collasso. Ieri stazionavano 40 pazienti Covid e diverse ambulanze erano ferme fuori. Solo due infermieri destinati alla loro assistenza. Si parla dell'apertura di ulteriori 17 posti Covid da riconvertire. Ma servirebbe immediatamente l'assunzione di 50 infermieri e operatori socio sanitari e 10 tra tecnici di radiologia e di laboratorio”.

La situazione a Roma e nel Lazio

Intanto vi è un continuo aumento dei contagi, dei ricoverati e del tasso di positività. Anche se la curva sembra aver ormai aver quasi raggiunto il plateau. Nella giornata di ieri il Lazio ha registrato 12.994 i nuovi casi, 898 in più rispetto al giorno precedente. Il tasso di positività è al 13,8%. I malati a Roma città sono stati 6.406 e 3.083 quelli nelle altre province. I morti sono stati sei. Nei reparti ordinari sono 14 i letti occupati in più, per un totale di 1.748. Stabile invece il numero nelle terapie intensive, 204.

La corsa al vaccino non si arresta: solo ieri sono state inoculate 64mila dosi, il 93% in più del target commissariale. Tutto esaurito l'open day per i ragazzi di età compresa tra i 12 e i 17 anni. Sono state superate le 2milioni e 800mila terze dosi, ovvero il 54% della popolazione.

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