Un romanzo celebra la gloriosa sconfitta di Clough, il Mourinho anni Settanta

Si chiama «Il maledetto United» il libro di David Peace, che ricorda i 44 maledetti giorni del tecnico inglese alla guida del Leeds, una squadra di brutti sporchi e cattivi che non riuscì a domare...

Chi trova oggi Mourinho intollerabilmente arrogante, scostante e volutamente antipatico non ha conosciuto o non ricorda Brian Clough, l'allenatore dei miracoli. Colui che portò allo scudetto a sei anni di distanza due «cenerentole» del calcio inglese, il Derby County (1971-72) e Nottingham Forest (1977-78): un po' come portare al trionfo prima l'Atalanta e poi il Lecce. Con in più la soddisfazione di vincere due Coppe dei Campioni consecutive con i rossi della città di Robin Hood nel 1978-79 e nel 1979-80 in due finali per la verità non memorabili contro Malmoe e Amburgo finite entrambe 1-0.
Clough, morto cinque anni fa a 69 anni, era stato un giocatore straordinario e sfortunato: attaccante di incredibile fiuto, segnò nella sua carriera 251 gol in 273 partite quasi tutte in seconda divisione, con le maglie del Middlesbrough e del Sunderland. Giunto anche in nazionale, si vide interrompere bruscamente la carriera il 26 dicembre 1962, a 27 anni, da un gravissimo incidente al quale la chirurgia ortopedica di allora non seppe porre rimedio. Poi un calvario, un breve ritorno in campo, un paio di gol in prima divisione, i primi della sua carriera, e l'addio al calcio giocato. Quindi la decisione di diventare allenatore, professione interpretata sempre come ripiego eppure con straordinaria intensità e capacità. Clough iniziò con l'Hartlepool United a trent'anni, poi arrivò al Derby County e portò i «montoni» in quattro anni dall'anonimato della seconda divisione alla vittoria in campionato, ottenuta peraltro in modo rocambolesco, grazie a un'imprevedibile sconfitta del Leeds United in un recupero contro il Wolverhampton: una sorta di 5 maggio in salsa inglese... In queste stagioni Clough mise già in evidenza le sue caratteristiche: di gioco (palla a terra e gioco sulle fasce) ma soprattutto di carattere. Le squadre di Clough erano costruite a misura dell'allenatore di Middlesbrough, che sceglieva pretoriani fedelissimi e duri a morire: quindi strenua difesa, rabbia agonistica all'estremo, sacrificio, obbedienza tattica esasperata. Virtù che portarono anni dopo al secondo grande ciclo di Clough, quello di Nottingham, con i «Reds» a vincere in tre anniun titolo, due Coppe dei Campioni, quattro coppe di Lega, una Charity Shield, una Supercoppa europea. Uomini simbolo di quella squadra erano il portere Peter Shilton, il terzino nero Viv Anderson, primo «colored» a finire in nazionale, il fedelissimo scozzese Archie Gemmill, l'ala John Robertson e gli attaccanti Garry Birtles e Trevor Francis, poi passato anche alla Sampdoria.
Clough era un allenatore scomodo. Graffiante, cattivo, spietatamente sincero, assolutamente a digiuno di quella melassa ipocrita che glassa le dichiarazioni dei nostri mister nel dopo-gara. Famosa fu la «fatwah» lanciata contro la Juventus nella Coppa dei Campioni 1972-73 quando il Derby County incrociò i bianconeri nella semifinale, uscendo sconfitta per 3-1 dalla gara di andata al Comunale con due suoi uomini chiave, Gemmill e McFarland, ammoniti e quindi squalificati per il ritorno. Clough in quell'occasione disse di tutto, compreso un «Fucking italian bastards!» (italiani fottuti bastardi) mai smentito. Ma tutta la carriera di Clough fu costruita sul conflitto continuo: con gli avversari, con i propri uomini, con gli arbitri, con la federazione. Che anche per questo non lo volle alla guida della nazionale alla fine degli anni Settanta, quando da più parti venne invocato come il salvatore della patria pallonara dopo la seconda eliminazione mondiale consecutiva.
Esemplare della «cloughitudine» fu il suo brevissimo interregno a Leeds, nell'intervallo tra Derby County e Nottingham Forest, periodo ora raccontato nel romanzo-verità di David Peace «Il maledetto United», edito dal Saggiatore (traduzione di Pietro Formenton, 405 pagine, euro 17,50). All'inizio della stagione 1974- 75 Clough, già carico di glorie e di polemiche, fece la follia di andare ad allenare la squadra che pochi mesi prima, sotto la guida dell'altro mitico manager Don Revie - andato nel frattempo ad allenare la nazionale - aveva vinto il campionato inglese: una squadra di brutti, sporchi e cattivi, considerati antispettacolari e sleali. Clough, in una delle piazze che più lo detestava per gli accadimenti finali del 1971-72, si incaponì a cercare di insegnare la lealtà a un manipoli di uomini viziati e scorretti e finì respinto dall'ambiente, dimissionato dopo soli 44 giorni. «Il maledetto United» racconta quindi la storia di un odio tra una squadra, i calciatori, una tifoseria e un uomo giunto per cambiarli e finito cambiato.

Il tutto con uno stile da «noir», genere di cui Peace è un maestro ancorché giovane, essendo l'autore della tetralogia «Red Riding Quartet»; con un ritmo sincopato e pieno di flashback, capace di farci rivivere il calcio eroico degli anni Settanta, quello in cui gli uomini e i loro caratteri contavano ancora più dei soldi. Ah, già, dimenticavamo Mourinho...

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