Il sindaco bambino che guarda tutti in faccia

L’editoriale «Un buon Sindaco deve avere gli occhi di un bambino» di Massimiliano Lussana può tranquillamente rappresentare il pubblico manifesto per ogni cittadino che si accinge alla poltrona di primo cittadino di una grande città. Il popolo dei moderati genovese da molto tempo sogna una persona in grado di ragionare in grande partendo dalle cose semplici. In questi anni Genova è stata la patria del pensiero minimalista ragionato e concepito in opposizione a quello massimalista. La «gestione della politica di governo» ragiona per settori e mai nella sua globalità secondo un modo di essere e di fare caro a quella parte di classe dirigente dove tutto deve essere sostenibile e quindi «digeribile». A Genova si parla un tipo di linguaggio arcaico non per fare della politica nel vero senso della parola, ma per gestire l’esistente senza mai scegliere cosa fare. Bene, il sindaco bambino è molto altro. È quello che ama la sua città sognando traguardi pazzeschi da raggiungere con l’aiuto di tutti in una condivisione totale del progetto umano di città.

Progetto umano di città significa che il bambino non conosce e non vede un progetto ordinato secondo le strutture per una città perché prima vede le persone che abitano un territorio e che necessitano di certe cose anziché di altre. Il bambino prima di parlare guarda in faccia chi gli sta di fronte e non si gira dall’altra parte.

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