
Gentile Direttore Vittorio Feltri,
nel progresso tecnologico ormai inarrestabile dell'uomo si è arrivati addirittura alla scoperta dell'intelligenza artificiale: il tutto con i conseguenti ed inevitabili danni e vantaggi. A questo
punto, Lei pensa possibile che la scienza possa essere interessata a tentare di creare anche il sentimento artificiale!?
Renzo Rossi
Conselice (Ravenna)
Caro Renzo,
i sentimenti artificiali esistono da sempre e non serve che la scienza li inventi. Li abbiamo già creati. Anzi, la nostra epoca forse segna il trionfo dei sentimenti posticci, ostentati in televisione, a favore di telecamere, sui social network, persino in politica, dove prima era diffusa la sobrietà mentre oggi non soltanto le emozioni non vengono nascoste bensì vengono persino ostentate, e sono sempre finte, ovvero artificiali. Tu riscontri autenticità intorno a te? Non vorrei risultare troppo pessimista ma io non ne vedo. Nei dibattiti televisivi coloro che vi partecipano, anziché esprimere una opinione personale sincera, espongono il pensiero dominante, quello comunemente accettato, reputato più giusto, consono, politicamente corretto. È d'obbligo la solidarietà, solidarietà alle donne, ai migranti, ai neri, pure quando non la si prova, è necessario esibirla allo scopo di eludere infamanti accuse di sessismo, razzismo, xenofobia, islamofobia. Sul web noi, esseri umani in vetrina, ci adoperiamo per mostrare alla società intera quello che non
siamo, quello che non possediamo, anche quello che non proviamo. Abitiamo un mondo artificiale, dove l'umanità diventa sempre più carente, obnubilati come siamo dai nostri telefonini, dalle bacheche dei social, che scorriamo forsennatamente, dall'informazione martellante eppure di bassa qualità. «Penso quindi sono», affermava Cartesio, ma è anche vero che sentiamo quindi siamo. Chi non prova nulla non è. Gli manca l'anima. E oggi non siamo, perché non sentiamo. L'apparire ha preso il sopravvento sull'essere e sul sentire, le piccole cose non ci emozionano più, ma soltanto perché non siamo neppure in grado di vederle, di accorgerci della loro esistenza. Non ci accorgiamo nemmeno di chi ci sta accanto, di come si sente, di come sta. Ti capita di osservare le coppie al ristorante? Guardano i rispettivi display dello smartphone, una volta ci si guardava negli occhi e non si poteva fingere. I sentimenti si consumano rapidamente perché sono fragili, inconsistenti, privi di radice. Le relazioni sono scintille o fulmini, non vengono tessute, costruite,
edificate. Vengono abbandonate quando ci si stufa e si sparisce nel nulla lasciando sospesi rapporti mai cominciati e per questo mai finiti. Ci si prende e ci si lascia, ci si sposa e ci si separa, in un valzer infinito che ognuno di noi si ritrova a ballare in completa solitudine. Diciamo che cerchiamo qualcosa di vero, ma pure non siamo disposti ad accettarlo, ad accoglierlo, a viverlo, quando abbiamo la fortuna di trovarlo, quel qualcosa. L'unica cosa che ci è familiare, quindi l'unica cosa capace di rassicurarci, è l'artificio. Esso è nel mondo virtuale ma anche fuori. Nella realtà. Siamo circondati.
L'intelligenza artificiale è venuta dopo, molto dopo. E, tutto sommato, nonostante rischi e possibili derive, fa meno orrore di tutto questo. Fa meno orrore di due individui che mangiano e dormono insieme e non si conoscono.
Per questo non guardo la TV, non ha nulla da dire, parlano tutti solo per lo stipendio o la paghetta per la serata.
Per tutto il resto, il progresso ha il sapore che gli attribuiamo noi, alcuni però sono troppo succubi, basta guardare quanti in strada camminano persi nello smartphone, ripigliatevi.