Al cinema "Montparnasse - Femminile singolare", il fascino dell'inadeguatezza

Il viaggio dalla dipendenza relazionale alla libertà emotiva di una donna che, per quanto smarrita, impara ad affrontare le difficoltà con spirito lieve

Al cinema "Montparnasse - Femminile singolare", il fascino dell'inadeguatezza

"Montparnasse - Femminile singolare" di Léonor Serraille è stato il vincitore della Camera d’Or al Festival di Cannes dello scorso anno, ovvero del premio alla miglior opera prima.
Ambientato in una Parigi gelida e inospitale, il film racconta della fine di un amore decennale e delle sue conseguenze nella vita della giovane Paula (la trascinante Laetizia Dosch), una creatura diversa e bizzarra in tutto: dall'eterocromia degli occhi al carattere ribelle.
Del suo ex fidanzato, un ricco fotografo parigino, conserva solo il gatto e all'inizio non si rassegna alla solitudine, finendo addirittura ricoverata in un reparto psichiatrico. Una volta dimessa è senza un euro, un tetto, un lavoro. Inizia a vivere alla giornata, rimediando sistemazioni di fortuna e chiedendo favori a personaggi variamente assortiti, finché trova due lavori part-time: uno come babysitter in cambio di alloggio e uno da commessa in un centro commerciale.
Portando in giro la lunga chioma ramata, il gatto e la propria inquietudine, si imbatte in insperati benefattori affrancandosi a poco a poco dal passato. Il cammino doloroso verso una propria centratura passerà da una ritrovata indipendenza economica e da un'insospettabile determinazione.
Bisogna ammettere che sulle prime la protagonista è abbastanza insopportabile: stramba e delirante, cambia stato d'animo alla velocità della luce ed è irrispettosa di chiunque e di qualunque cosa. Però, con il passare dei minuti, ha un modo tutto suo di farsi voler bene. Forse perché ha addosso tante nevrosi in cui è facile riconoscersi seppur in piccola parte, così come il suo senso di inadeguatezza suona familiare a chiunque lo abbia provato anche solo temporaneamente. Paula appare goffa e un po' scapestrata ma è capace di entrare in contatto, fugace e fortuito, con gli individui più diversi. Si resta incantati dalla sua resilienza ai propri alti e bassi, dalla capacità di rigenerazione e di risalita dall'abisso. E' stoica nel far fronte all'instabilità che trova quotidianamente dentro e fuori di sé.
In un mondo che ripudia gli individui eccentrici e ribelli alle altrui aspettative, lei viaggia verso una libertà che è prima di tutto emotiva. Le peregrinazioni, dolorose ma necessarie, in cui avviene la cicatrizzazione di certe ferite, hanno per lei in premio il riscatto da ogni forma di dipendenza.
"Montparnasse - Femminile singolare" grava tutto sulle spalle della talentuosa Laetizia Dosch, attrice di indubbia presenza scenica, che affronta con naturalezza infiniti primi piani. Ai modi esagitati del suo personaggio fa da contraltare una regia misurata ed essenziale.

Il dramma è raccontato sempre con spirito leggero e brioso: tra bugie, delusioni, incontri e sorprese, va in scena l'ostinazione allegra di una ragazza che anziché piangersi addosso ha un atteggiamento propositivo. Mai doma, Paula ci ricorda la vitalità disperata di certe persone fragili ma insospettabilmente invincibili.

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