"Tonya", il dietro le quinte di uno scandalo che fece epoca

Margot Robbie interpreta la figura tragica e grottesca della campionessa di pattinaggio che divenne la sportiva più odiata d'America

"Tonya", il dietro le quinte di uno scandalo che fece epoca

La storia di Tonya Harding, la pattinatrice su ghiaccio protagonista nel 1994 di uno
scandalo che sconvolse il mondo dello sport, arriva al cinema nel film "Tonya", un'opera anticonvenzionale e trascinante.
Il regista, l’australiano Craig Gillespie, basandosi su interviste risalenti all'epoca dei fatti, ripercorre la vicenda in un biopic strutturato come un falso documentario e in cui toni da black comedy si alternano a sfumature drammatiche.
Tra gli anni ’80 e ’90, Tonya Harding (Margot Robbie) è una delle migliori pattinatrici sul ghiaccio, la seconda al mondo ad aver compiuto un triplo axel (la piroetta in volo). Cresciuta nelle ristrettezze e tra gli abusi psicofisici della madre Lavona (Allison Janney), si è poi sposata a un violento, Jeff (Sebastian Stan). Nonostante l'indubbio talento, la mancanza di femminilità diventa il pretesto per sabotare i suoi meriti sportivi: la perfezione tecnica non basta in un ambiente classista che antepone, in maniera ipocrita, l'immagine al talento. A Tonya manca la grazia di simil-principesse come Nancy Kerrigan, sua rivale e compagna di squadra nel team olimpico del 1994. Sarà proprio l'accusa di aver commissionato un'aggressione nei confronti di Nancy a sancire l'inizio della disfatta e della gogna mediatica. La colpevolezza di Tonya non è provata eppure la ragazza, a 23 anni, viene radiata dalle competizioni ufficiali, finendo sommersa dai debiti. Reinventatasi cantante e poi pugile, non vedrà mai sbiadire il marchio dell'ignominia.
Il peso dell'opera è quasi tutto sulle spalle della magnifica protagonista, una convincente Margot Robbie (non a caso candidata all'Oscar) che, per l'occasione, si spoglia del suo consueto glamour e indossa i panni di una sciatta ragazza della provincia americana. In scena vanno successi professionali e tempeste private, analizzati dai diversi punti di vista dei singoli protagonisti. Sono cupamente comiche le confessioni senza filtri cui assistiamo davanti alla macchina da presa, ma l'atmosfera resta in qualche modo dolente.
La madre crudele e disturbata è interpretata dalla camaleontica Allison Janney, fresca vincitrice dell'Oscar per questo ruolo. Il ritmo è serrato, le dichiarazioni brillantemente scorrette. Sospeso tra divertimento grottesco e sottofondo amaro, il racconto non contempla alcuna interpretazione moralistica dei fatti, ma restituisce una certa umanità a Tonya, evidenziando come non si tratti di una donna d'indole malvagia bensì dal vissuto molto complicato.
L'affermazione sportiva, in questa fiaba nera sul sogno americano, è l'unico modo per provare a fuggire a un destino di mediocrità.


"Tonya" non è solo il resoconto coinvolgente e penetrante dell'ascesa e caduta di una figura controversa, ma anche il ritratto di un Sistema che “vuole qualcuno da amare e qualcuno da odiare" perché si alimenta di dicotomie come quella tra vittima e carnefice, tra perdente e vincitore.

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