"Homemade", il lockdown dal punto di vista di registi internazionali

Debutta su Netflix una serie di cortometraggi creati durante la pandemia da celebrati artisti provenienti da ogni parte del mondo. Ecco quali meritano di essere visti

"Homemade", il lockdown dal punto di vista di registi internazionali

Si apre ufficialmente oggi la stagione di opere nate durante il lockdown e con tema il medesimo. Esce, infatti, su Netflix, "Homemade", una collezione di 17 cortometraggi, diretti da registi importanti (non tutti, c'è perfino Kristen Stewart), la cui gestazione e realizzazione ha avuto luogo nella quarantena imposta per l’emergenza Covid-19.

Come suggerisce il titolo, i corti sono stati girati senza troupe e senza budget, sfruttando solo le risorse e le attrezzature che i cineasti avevano a disposizione nella propria casa. Si tratta di opere che raccontano la quotidianità del confinamento sociale nei modi più vari e fantasiosi: alcuni come collage di frammenti d'intimità, altri come brevi storie di finzione.

Attraversando molteplici generi e avendo per sfondo ambientazioni casalinghe a latitudini e longitudini diversissime tra loro, "Homemade" rappresenta un ritorno a una purezza creativa che suona quanto mai democratica: si celebrano la maestria e l'artigianalità cinematografica al netto delle sue costose sovrastrutture. I registi coinvolti hanno potuto modellare il proprio elaborato audiovisivo grazie a capacità immaginativa, competenza ed esperienza senz'altro non comuni, ma il fatto che si siano potuti affidare "soltanto" a genio, estro e ingegnosità resta un'occasione unica per vedere emergere il talento, quando è presente, in modo cristallino.

Dimostrare che, anche rinchiusi tra le proprie quattro mura, si può realizzare qualcosa di livello, racchiude un potente messaggio sulla resilienza del processo creativo. E' anche in situazioni di necessità che l'arte trova strade inedite per raggiungere la propria espressione. Il fatto, poi, che questa capacità di esplorare sentieri mai battuti sia comune a così lontani luoghi nel mondo, rivela l'universalità del cinema e la coesione esistente tra chi gli ha consacrato la propria esistenza.

Tra le tante storie, personali e non, che prese assieme catturano in "Handmade" un'esperienza collettiva senza precedenti, alcune spiccano, per motivi diversi.

Più del drone usato nella periferia parigina da Ladj Ly (già regista de "I Miserabili") nel primo corto, colpisce il finto-gioco d'infanzia imbastito da Paolo Sorrentino che nella sua casa romana ambienta la quarantena forzata di due simboli: la Regina Elisabetta e Papa Francesco. Divertente e a tratti dalla tenerezza malinconica, il dialogo tra le due icone mischia sacro e profano come piace al regista, ma diventa anche una riflessione sull'isolamento.

Sono imperdibili, sebbene dai toni antitetici tra loro, anche il terzo e il quarto corto. Quello di Rachel Morrison (famosa per "Black Panther"), girato fuori Los Angeles, è una toccante lettera all'infanzia in cui si definisce come spetti all'adulto preservare l'incanto dei bambini. Quello del cileno Pablo Larraín (autore di "Jackie") è invece in assoluto il più divertente, audace e illuminante sulla natura di certe persone, in questo caso un anziano serial-lover, fedeli solo alla propria costituzionale e ridicola meschinità. Una risata sull'eventuale utilità del Covid.

A seguire, ci sono il "cazzeggio" via whatsapp come evasione di una coppia separata in casa (il simpatico quinto corto), l'alienazione autoironica di chi, da solo in quarantena, convive con le proprie sub-personalità (il settimo), il "one-woman-show" (corto n.11) della figlioletta di Nadine Labaki (suo "Caramel") e, dal profondo Messico, una commovente video-lettera a una madre che forse non la vedrà mai (corto n. 13). Infine bello l'ultimo, un compendio di riflessioni che abbiamo fatto in tanti.

Trascurabili gli altri: o perché del genere "filmino privato che non annoia solo chi l'ha girato", o perché astrusità più insulse che visionarie. Se ce ne è uno innaturale e superfluo, è quello girato da una Kristen Stewart in piena performance attoriale fine a se stessa.

In linea di massima, "Homemade" è un viaggio artistico ma anche esistenziale che merita di essere fatto, a chiusura del cerchio di quanto vissuto negli ultimi mesi.

Sarebbe un sogno se tra i tanti, non tutti talentuosi, che

minacciano da mesi di regalarci opere sulla quarantena, molti si astenessero. Covid permettendo, il pubblico ora ha bisogno di voltare pagina (anche se è ovvio che, negli anni, nascerà un vero filone cinematografico a riguardo).

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