L'arte in Italia? Non ha prezzo In tutti i sensi

Le cose gratuite sono quelle che costano di più. Come? Costano lo sforzo per capire che sono gratuite, diceva Pavese. Sforziamoci a capire come mai, in Italia, non si può fare a meno del vizietto della furbizia. Ad esempio: perché mai chiamare ad esibirsi artisti per un evento pubblico e poi non pagarli? Nel caos Capitale del Capodanno romano, niente fuochi d'artificio, niente concertone, e niente soldi per gli artisti chiamati per allietare la notte di San Silvestro. Roma Capitale convoca tutti gli «appassionati di musica, canto e teatro» ma con una specifica: la partecipazione è a titolo gratuito, ogni onere sarà a carico del partecipante e durante le performance non sarà possibile raccogliere offerte. Così si legge in un messaggio apparso sul sito del Comune. È proprio vero: in Italia l'arte non ha prezzo.

Allora, è vizietto universale: che sia il ministro Franceschini - che reclutava artisti per animare le «Notti al museo», chiedendo di «prestare la loro opera gratis» e di «pagarsi spese e assicurazione»; che invitò la gente gratis a teatro per la Giornata del Teatro, provocando la giusta ira degli addetti ai lavori di un settore gravemente in crisi o la giunta Raggi, che differenza fa? L'arte si fa ma non si paga, come non fosse un lavoro: Dio salvi gli artisti.

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