Quando Flavio Bucci diceva: "Non voglio andare in Paradiso, sai che noia lassù"

Flavio Bucci si è spento a 72 anni stroncato da un infarto dopo una vita dissoluta della quale non si è mai pentito, che ha rivendicato fino all'ultimo

Quando Flavio Bucci diceva: "Non voglio andare in Paradiso, sai che noia lassù"

Flavio Bucci ha scritto importanti pagine del cinema italiano, ha lavorato al fianco dei più grandi diventando lui stesso uno dei più apprezzati attori del nostro spettacolo. Teatro, cinema, televisione, Flavio Bucci ha contribuito alla crescita della cultura cinematografica italiana. Disincantato e disilluso, l'ipocrisia e il moralismo non hanno mai fatto parte del suo modo di essere, come ha dimostrato in una delle ultime interviste, rilasciata poco più di un anno fa al Corriere della Sera.

È stato Antonio Ligabue in tv, in una delle sue interpretazioni più profonde e introspettive, ma anche Don Bastiano che dal patibolo de Il marchese del Grillo, a pochi attimi dalla sua esecuzione, fa uno dei discorsi più memorabili del cinema italiano. Flavio Bucci stava per tornare sul palcoscenico con un lavoro teatrale, era atteso tra una settimana al Teatro del Loto di Ferrazzano, in Molise, nella sua terra natia. È stato stroncato da un infarto pochi giorni prima di ripresentarsi al pubblico, nella sua casa sul mare a Fiumicino.

"La vita è una ed è tua, puoi farci quello che vuoi. Non mi sento colpevole verso nessuno, non ho rimpianti oppure se preferisce posso anche dirle che ne ho, tanto non potrei cambiare niente", diceva al Corriere della Sera: "Non mi voglio assolvere da solo e non voglio nemmeno andare in Paradiso, che poi sai che noia lassù." Apparentemente cinico e arreso, Flavio Bucci non si è risparmiato nulla e nonostante gli acciacchi non rinunciava alle sue sigarette: "Mi fanno male? Bah, c’è una sola cosa che ti uccide, però non lo sai mai prima, quale sarà."

Flavio Bucci è stato realista fino alla fine, uno spirito indomito che non aveva più una casa e si era rifugiato in una casa famiglia sul mare di Fiumicino, lui che di famiglie ne avrebbe potute avere più d'una con le sue due ex mogli e i tre figli. Ma era solo, le persone che l'hanno amato, una dopo l'altra si sono dovute allontanare: "Non è stato facile starmi vicino, alcuni hanno resistito e altri meno, si vede che era il mio destino."

L'unica persona a stargli sempre accanto, tra tempeste e uragani, è stato il fratello Riccardo. È stato lui a salvarlo quando Flavio Bucci si stava perdendo definitivamente tra l'alcol e le droghe, vizi nei quali ha investito la maggior parte dei suoi guadagni: "Ho speso tutto in vodka e cocaina, perché le donne me la davano gratis." Se ne è andato in povertà ma senza pentimenti: "Ho amato, ho riso, ho vissuto. Mi chiedono spesso se l'alcol mi abbia distrutto, ma ubriacarsi è bellissimo, al di là dei discorsi di morale, che io non ho.

E poi cos’è che fa bene? Lavorare dalla mattina alla sera per arricchire qualcun altro." Flavio Bucci è stato un artista, una vera anima fragile che ha cercato riparo nella perdizione ma che non si è mai pentito della dissolutezza della sua vita.

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