Nuovo Milan vecchia difesa. Torna l'incubo dei buchi neri

Bonera e De Sciglio i veri disastri. Inzaghi: "Mai così bene dal 2009"

Nuovo Milan vecchia difesa. Torna l'incubo dei buchi neri

«Ma cosa stiamo combinando?». Rivolto a Mauro Tassotti, che è molto più di un assistente, il quesito di uno smarrito Inzaghi dopo il doppio ko inferto dall'Empoli nel giro di appena 20 minuti, è forse l'istantanea perfetta di quel che sta accadendo al Milan di questi giorni. Black-out inspiegabili, inaccessibili persino alla sua giovane guida tecnica che ad Empoli, come a Parma nella ripresa, non riesce a spiegarsi quei venti minuti iniziali giocati sotto ritmo, col centrocampo toscano padrone del campo e del gioco, in barba a ogni raccomandazione canonica delle ultime ore, recitate come un rosario anche durante il riscaldamento (le immagini tv di Sky sono lì a dimostrarlo). Due gol subiti da calcio piazzato, angolo il primo, punizione il secondo, sono la conferma simbolica di un deficit di attenzione e di tensione che può capitare una, due, cinque volte e non invece ripetersi puntualmente come un segnale orario nonostante il cambio di metodi, staff tecnico, specialisti e diretti interessati. Qui non c'entrano più Allegri o Seedorf, qui c'entra la qualità della materia prima e qualche scelta molto discutibile.

«Dobbiamo migliorare la fase difensiva» è la risposta generica di Inzaghi ai morsi della critica scontata e inevitabile. Ma il quesito numero uno che da martedì sera rimbalza di sito in sito fino a raggiungere la stanza numero 5 di Milanello è il seguente: perché gioca Bonera? La risposta può essere maliziosa oppure didascalica: perché Bonera era rimasto in tribuna contro la Juve per squalifica ed era il più riposato della compagnia. Ma qui non è in discussione il carico di tossine ma la capacità di stare sul pezzo, la reattività, l'energia nervosa: sul primo gol Bonera si perde Tonelli, sul secondo "abbocca" allo schema dell'Empoli con Tavano che smarca in modo perfetto dinanzi all'area di rigore Puciarelli. A furia di battere in ritirata oppure di perdere duelli, Bonera coinvolge nella serata no anche Zapata che, è bene dichiararlo in modo pubblico e definitivo, è il migliore della compagnia e va preservato come la statua del santo protettore alla festa del paese.

Altro capitolo doloroso, molto doloroso perché inaspettato, è quello legato a Mattia De Sciglio, il cui rendimento in queste prime tre sfide della stagione (saltò la Lazio per squalifica e indovinate chi giocò al suo posto? Bonera, indovinato) è scaduto a livelli inattesi mentre poi in Nazionale soddisfa Conte e non si capisce come possa passare nel volgere di qualche settimana dal 7 al 5 in pagella giocando contro rivali non certo di primissimo piano. Allora è una questione di testa. Il guaio evidente, per Inzaghi, è che non c'è nessuno in grado di rimpiazzarlo senza provocare altre crepe sui muri: Armero ha più le caratteristiche da quarto di sinistra che da sentinella dell'argine. Perciò rimane fuori ma forse un tentativo va fatto per svegliare il giovanotto.

«Mi dicono che dal 2009 il Milan non partiva così bene, 7 punti nelle prime 4 partite», è la cifra passata a Pippo per tentare di mettere i sacchi di sabbia alla finestra. D'accordo ma non capita sempre di trovare il Parma disastrato, la Lazio indifesa e l'Empoli che si pianta a metà strada senza più benzina. Non solo ma con un altro incidente sulla schiena (Van Ginkel non se la caverà in pochi giorni: distorsione alla caviglia destra con interessamento legamentoso) che toglie una pedina al centrocampo, già ridotto nel numero (fuori Montolivo e Saponara), con Essien in via di recupero per Cesena.

«Posso cominciare con il sistema di gioco visto a Empoli dopo 20 minuti», l'annuncio di Inzaghi che adesso ha come modello il Milan di Capello: Honda e Bonaventura sulle fasce come Savicevic e Boban, Menez subito dietro Torres come Massaro stava con Van Basten o Papin. Il vero problema è trovare un Albertini e un Desailly, per tralasciare la difesa.

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