Cercasi gol su punizione. L'eredità di Miha è vacante

Sinisa diceva: "Nessuno si allena". Tra gli altri motivi: meno falli al limite dell'area e portieri più preparati

Cercasi gol su punizione. L'eredità di Miha è vacante

Allarme rosso, sono spariti i gol su punizione. Nelle ultime stagioni in Serie A le reti su calcio piazzato stanno diminuendo in maniera evidente: 22 nell'ultima Serie A, meglio delle 19 del campionato 2020-21, ma peggio delle 27 dell'annata precedente. Al momento, in campionato siamo fermi a 11 gol: di questi, due segnati dallo juventino Vlahovic, leader individuale di questa speciale classifica, che comunque non segna su punizione da settembre, quando in due partite di fila trovò la porta, contro Roma e Spezia. Poi a uno abbiamo Milik, sempre della Juventus, Sensi e Ranocchia del Monza, Barella e Dimarco dell'Inter, Deulofeu (Udinese), Bajrami (ora al Sassuolo, ma segnò quando era all'Empoli), Laurienté del Sassuolo e infine Biraghi della Fiorentina.

Colpisce che non ci sia nessuno del Napoli, della Lazio, della Roma o del Milan, e cioè quattro delle prime cinque squadre della classifica. Risulta anche difficile fare una lista degli specialisti; l'anno scorso Pellegrini della Roma e Biraghi, sempre lui, erano stati i migliori con tre timbri a testa. Ci sarebbe Verdi, il migliore in assoluto tra i calciatori in attività del nostro campionato coi suoi 8 gol, ma al Verona non sta quasi giocando. Lontanissimi comunque i tempi in cui un Pirlo, un Mihajlovic, un Del Piero o un Totti incutevano il terrore nei portieri. I primi due sono i migliori ogni epoca in Serie A per gol su punizione con 28 centri a testa.

Quali sono le ragioni? Senza dubbio il fatto che le difese ormai stanno più attente e si commettono meno falli dal limite dell'area, per esempio. Un dato recente dai mondiali in Qatar: le punizioni nei pressi delle aree di rigore sono state la miseria di 0,75 a partita contro le 1,31 di Russia 2018, le 1,82 in Brasile nel 2014 e le 2,29 in Sudafrica nel 2010. Tornando a Italia '90, il dato era quasi cinque volte più alto: 3,38 calci di punizione dal limite a partita.

Secondo Giancarlo Antognoni, uno dei migliori tiratori da fermo del calcio italiano, «i portieri sono più bravi e le barriere sono più controllate, ma soprattutto gli allenatori hanno cominciato a studiare di più le insidie provenienti dagli specialisti attraverso ad esempio dei video». In una recente intervista al quotidiano "La Nacion", invece, Claudio Branco, ex terzino sinistro brasiliano del Genoa negli anni Novanta, grande specialista delle punizioni, ha puntato il dito più sui giocatori: «Si esercitano molto meno di una volta. Oggi i fisioterapisti non lo consentono, c'è molta preoccupazione nel non pretendere troppo dai muscoli».

Sulla stessa lunghezza d'onda si era espresso il compianto Sinisa Mihajlovic, lamentando la mancanza di attitudine dei giocatori di oggi, ma senza citare i fisioterapisti: «Noi dopo l'allenamento restavamo in campo ad allenarci, a fare le sfide, calciare punizioni. In 12 anni che alleno non mi è mai successo di trovare un giocatore che dopo l'allenamento mi dicesse mister posso rimanere per tirare le punizioni?», affermava il recordman della Serie A.

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