Milan, resta il derby

Dopo gli errori di Napoli è "ufficiale": la toppa Conceiçao peggio del buco Fonseca

Milan, resta il derby
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E adesso non resta che la semifinale di coppa Italia dentro il catino di San Siro per togliere la scritta fallimento alla stagione rossonera.

Se tutte le volte il Milan deve partire da meno uno o addirittura meno due, non si può pensare che sia sempre in grado poi di rimediare, risalire la corrente e addirittura rimettere la testa sopra il pelo dell'acqua. E se tutte le volte il cedimento difensivo - che sia distrazione dei singoli o cattivo posizionamento del reparto - viene preceduto da raccomandazioni generiche (detta Walker: «Non sbagliamo l'approccio») e da annunci di lavoro settimanale a Milanello dedicato alla materia, allora non c'è scampo. O siamo alle prese con un gruppo incapace di apprendere, oppure - tesi del cronista - le responsabilità vanno divise con i due staff che si sono alternati a Milanello. E che lo stesso Sergio Conceiçao sia diventato un problema lo testimoniano le scelte capricciose che hanno preparato il viaggio a Napoli. Preferire, in partenza, Loftus Cheek, reduce da tre mesi di inattività, al collaudato Fofana che poi ha giocato per l'attacco di appendicite che ha colpito l'inglese, non è il solo errore attribuito alla panchina. Il più grave di tutti resta quello di puntare su Joao Felix, inguardabile, impegnato in un ruolo non suo, da esterno sinistro. In 50 minuti, il protetto di Jorge Mendes, ha vagato in giro per il campo ricevendo continui rimproveri da Conceiçao, segno dello stordimento dell'interessato e dell'evidente errore del tecnico.

Di conseguenza l'esclusione di Leao, in parte giustificata da un segnale di affaticamento muscolare in mattinata, ma decisa ben prima con gli ultimi test a Milanello, è il segnale di un'altra strozzatura. Appena è entrato Leao, il Milan ha cambiato faccia, ha cambiato la fattura del calcio e da quel lato - martellato da Di Lorenzo e Politano - il Napoli non è stato più in grado di offendere. In quella zona sono nati gli unici pericoli corsi da Conte (gol di Jovic, rigore procurato da Theo, altre iniziative). Può darsi che Rafa, al rientro dalla nazionale, non abbia dato prova di grande intensità ma il tema è sempre lo stesso: se hai una risorsa, devi utilizzarla. Infine c'è la questione dei rigori sbagliati in stagione (4 su 8) che sono ormai diventati una conferma del corto circuito nervoso che si produce nelle viscere del team. Se sbaglia lo specialista Pulisic (contro il Torino), ci può stare, se sbagliano a Firenze prima Theo e poi Abraham ignorando le disposizioni di Fonseca non ci può stare, se sbaglia a Napoli Gimenez, beh allora vuol dire che c'è dentro questo gruppo un virus nervoso che produce gesti sbagliati e conclusioni da dimenticare.

Se si pensa che in classifica, dopo l'avvento di Ranieri, la Roma è passata dalla zona retrocessione a staccare di 5 lunghezze il Milan, bisogna trarre solo una conclusione molto amara. E cioè che il provvedimento di gennaio (esonerato Fonseca, chiamato Conceiçao) si è rivelato un rammendo peggiore del buco provocato dalla prima scelta.

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