Parla il medico dei piloti: «In F1 la salute non conta»

Perché le condizioni di Alonso sono diventate un giallo? "Non è omertà, è ignoranza: poche regole e controlli fai da te Ischemia? Cassano è tornato dopo aver individuato le cause"

Parla il medico dei piloti: «In F1 la salute non conta»

«Vede», dice con la voce calma di chi per mestiere deve prevenire e curare e aiutare. «Vede, dal punto di vista del rapporto con i medici, la F1 è un mondo particolare, una disciplina dove al centro c'è la macchina e non l'atleta». Riccardo Ceccarelli è il fondatore e direttore di Formula Medicine , la struttura con sede in Italia, a Viareggio, con oltre venti specialisti e una trentina di collaboratori nel mondo che dal 1989 segue il Circus dei motori. Non solo quello della F1. Un pool di medici che fornisce attualmente assistenza a sette team di F1, fra questi la Mercedes iridata. Ceccarelli non parla del caso Alonso, parla di tutta la F1. Per cui anche del caso Alonso.

Dottore, quanti misteri in questi giorni su Alonso: sta male, torna, non torna, carriera a rischio...

«Come medico posso basarmi solo sulle poche evidenze rese note in questi giorni. Non ci sono abbastanza elementi per approfondire la situazione di Alonso. Diciamo che i comunicati del team parlano di commozione cerebrale. Per cui, restando a quella, un riposo di una ventina di giorni è in linea con questo tipo di trauma».

In linea? Per cui saltare il Gp d'Australia, il 15 marzo, rientra in questa tempistica.

«Esatto. Discorso diverso sarebbe se Alonso dovesse saltare anche il Gp di Malesia, due settimane dopo... A quel punto tutto sarebbe possibile perché entreremmo inevitabilmente nel campo delle ipotesi».

Un mancamento prima dell'incidente? Un attacco ischemico? Ora si parla di perdita della memoria?

«Nel caso, avremmo a che fare con problematiche che non sono preventivabili, che possono accadere a chiunque all'improvviso».

Non si sa nulla. Come è possibile sia calata questa cortina di omertà sullo stato di salute di Fernando?

«Non è omertà. Le parlo del sistema F1, non dello specifico caso Alonso o della McLaren. Per spiegare è sufficiente un esempio: se domani la Juventus dovesse vendere Pogba al Real Madrid, la prima cosa che farebbe il club spagnolo all'arrivo del francese sarebbe rivoltarlo come un calzino a suon di visite ed esami medici. In F1 questo non succede».

Come sarebbe?

«È così. Perché questo è uno sport dove da parte dei suoi attori c'è una cultura tecnica esasperata e una cultura medica approssimativa. Nel senso che a quest'ultima si dà poca importanza».

In soldoni... ci sono pochi medici nel Circus?

«I piloti hanno tutti il loro fisioterapista e si tratta di fior di professionisti, ma nel lavorare con le mani. Non dottori con determinate competenze. Per cui alla fine si convive con una evidente ignoranza medica».

E la sua struttura? Non segue 7 team, non prepara fisicamente i piloti durante l'inverno? La Bmw nel Dtm non le ha affidato i suoi driver?

«La Bmw. Che si comporta come una squadra di calcio. Ma in F1 è lasciato tutto ai piloti e ai loro entourage. Il team può anche offrire questo tipo di assistenza, ma poi il pilota è libero di rifiutarla... E accade abbastanza spesso».

Quindi cosa succede?

«Succede che forniamo assistenza a tutti: dai meccanici, a quelli del catering, ai manager, ai piloti. Quest'ultimi però non sono tenuti a farsi seguire stabilmente da noi».

Non sono tenuti? E le squadre non dicono nulla? Alonso muove un business di oltre un centinaio di milioni tra contratti e sponsor...

«Vede, al centro di questo sport non si trova l'atleta bensì la macchina. Però il pilota non è solo un atleta, è una vera e propria azienda che si rapporta a un'altra azienda: il team. Per questo poi le squadre, quando accadono imprevisti come quello di Fernando, non sono in grado di gestire tutte le implicazioni mediche o sembrano prese alla sprovvista o poco coordinate con il pilota».

Ma se il pilota non sta bene, il team ha diritto di intervenire...

«No. Nel calcio il giocatore appartiene al club. In F1 il pilota appartiene a se stesso. Decide lui se e come curarsi. Non è come per Antonio Cassano, ad esempio, ai tempi del Milan».

Ecco, visto che cita Fantantonio, in questi giorni per Alonso si è anche ipotizzato un possibile attacco ischemico. Proprio come per Cassano.

«E Cassano venne operato, seguito, mai perso di vista dal club. In F1 questo non può accadere. Ed è proprio su questo che noi di Formula Medicine cerchiamo di sensibilizzare l'ambiente. I nostri sono suggerimenti».

Nessuno può imporsi?

«Solo la Fia al momento del nulla osta a correre rilasciato dopo traumi o incidenti».

Ecco perché la McLaren nel comunicato del forfait di Alonso ha sottolineato sei volte che la rinuncia al Gp era «per indicazione dei medici del pilota».

«Me lo dice lei adesso».

Ma come si può cambiare un simile meccanismo?

«Bisognerebbe che i team, all'atto della firma dei contratti con i piloti, imponessero una clausola che li costringesse a rendere conto delle loro condizioni di salute e di ogni imprevisto di carattere medico. Per farlo sarebbe però necessario che le squadre si presentassero prima ben attrezzate in tal senso e con una propria organizzazione medica di fiducia».

Cassano è tornato in campo.

«Certo. L'hanno operato. In caso di ischemia, se si trova la causa e si interviene.... si torna».

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