Il virus del tifo calcistico ha infettato F1 e golf

Dalla rissa tra fan di Leclerc e Perez ai cappellini sventolati nel green. E nella partitella di cricket...

Il virus del tifo calcistico ha infettato F1 e golf
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Sì, «non sono tifosi, ma criminali», però ne siamo davvero sicuri? La faccia insanguinata di Fabio Grosso dopo l'aggressione di Marsiglia, non è solo disgusto e vergogna per una Francia in allerta terrorismo - come giustamente ha titolato L'Equipe - ma anche l'immagine di uno sport che deriva verso la guerra, e viceversa. Dicono infatti che ciò che succede sui campi di calcio, ma ormai più non solo, risenta di come va il mondo. Ed in effetti, guardando la cronaca, là dove c'erano gesti bianchi e fair play, sono entrati i nuovi barbari. Che poi siamo sempre noi.

In Messico, per esempio, il contatto tra Leclerc e Perez alla prima curva è diventato la scusa per una rissa sugli spalti, con un «dagli al tifoso» ferrarista da parte dei fan di Checo (e pensare che la scorta l'avevano data a Verstappen...). È vero che in passato pur Senna fu preso a sassate, mentre Vettel fu fischiato a Monza perché vinceva troppo con la Red Bull, ma qui si è passato il limite di uno sport globale entrato tristemente - e non più metaforicamente - nel pallone. Cattive abitudini del football che dunque ormai non fanno più distinzione di censo, a cominciare dal rugby che nei Mondiali appena conclusi ha visto tradito il tradizionale «respect the player» durante l'esecuzione di un calcio di punizione, accompagnato spesso da ululati stile ultrà. Ma la notizia peggiore arriva dal cricket, una disciplina che di solito impegna noi fuori dal Commonwealth a capire (inutilmente, peraltro) cosa significhi il punteggio sul tabellone e perché a un certo punto c'è gente che esulta. E invece siamo alla cronaca nera: una semplice partita al parco si è trasformata in una rissa a colpi di forbice: eravamo, per carità, non a Londra ma in provincia di Roma, però l'uomo dello Sri Lanka colpito dopo una semplice discussione, a momenti ci rimaneva secco.

Insomma, come diceva George Orwell, «lo sport è una guerra meno lo sparo», ma di questi tempi neppure quello. Quest'anno al Roland Garros pure il tennis ha scoperto il tifo becero, ed anche i giocatori ultimamente ci hanno messo del loro. Indifferenza al posto della stretta di mano finale tra ucraine e russe, e perfino quasi racchettate, come mesi fa ad Orleans quando la sfida Moutet-Andreev è terminata mani in faccia.

Meno male che c'è il golf, direbbe qualcuno, se non fosse che Rory McIlroy ha perso le staffe contro un caddie, mentre il pubblico americano agitava i cappelli in segno di sfida, violando il codice del silenzio durante un putt. E dunque viva lo sport, che tra qualche mese ci sono le Olimpiadi. A Parigi...

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