La svolta di Roma, numero chiuso per i rom

I campi nomadi della Capitale saranno al massimo seimila. Nove verranno chiusi, compreso il celebre Casilino 900, tre le strutture nuove. Questo il piano del sindaco Alemanno per affrontare l'emergenza rom: ai nomadi verrà dato un patentino, chi non avrà i documenti non potrà entrare

La svolta di Roma, numero chiuso per i rom

Roma- Un «numero chiuso» per i nomadi, al massimo 6mila contro i 7.200 censiti oggi. Tredici villaggi autorizzati per ospitarli, contro gli oltre 100 insediamenti presenti oggi sul territorio tra abusivi, tollerati e riconosciuti dal Campidoglio. La capitale ha scelto la sua ricetta per risolvere un’emergenza che si porta sulle spalle da troppi anni e lo ha fatto con un piano che, secondo i suoi promotori, ha dignità e meriti tali da essere esportato in tutta Europa.


Nove campi verranno chiusi, a partire dal Casilino 900, di frequente finito sui giornali per ragioni tutt’altro che lodevoli; tre saranno costruiti ex novo, due saranno spostati, ma poco distante dal punto in cui si trovano ora, gli altri saranno ammodernati e resi funzionali oltre che sicuri. La logica di fondo, se vogliamo riassumerla, prevede più siti con i crismi della legalità, per la maggior parte periferici e di medie dimensioni, ma con meno occupanti al loro interno. Per gli abusivi, invece, tolleranza zero: verranno smantellati, mentre le aree saranno bonificate e restituite alla città. Soprattutto, non saranno ammesse eccezioni.

A presentare il piano, ieri pomeriggio, sono stati il ministro dell’Interno Roberto Maroni, il sindaco Gianni Alemanno, che lo ha elaborato assieme al prefetto Giuseppe Pecoraro, e l’assessore alle Politiche Sociali Sveva Belviso. Si è parlato innanzitutto di tempi di attuazione e, a quanto pare, non bisognerà attendere a lungo per vedere i primi risultati: lo stesso Casilino 900, Tor de’ Cenci e La Martora saranno dimezzati dopo l’estate e definitivamente sgomberati entro il primo semestre del prossimo anno. Sempre entro giugno 2010 saranno pronti i villaggi autorizzati e spostate al loro interno le persone che ne avranno diritto, a cui sarà consegnato una sorta di patentino, il Dast, il Documento di autorizzazione allo stanziamento temporaneo.

Per rendere meno traumatici i traslochi, verranno create delle strutture di transito ad hoc, in grado di dare alloggio a 600 persone. L’investimento da parte del Governo, per Roma e il Lazio, è stato pari a circa 20 milioni di euro a cui si aggiungono, come ha ricordato il ministro Maroni, «16 milioni per la Campania e 16,7 milioni per Milano». «Non si tratta esclusivamente di una questione di sicurezza - ha aggiunto - ma di integrazione. Si pone fine a una vergogna italiana e internazionale».

Il prefetto Giuseppe Pecoraro ha rilevato invece che ci si è orientati sul numero massimo di 6mila nomadi «perché la città non è in grado di sostenerne di più». Quelli in esubero potranno raggiungere le altre province del Lazio, con in prima fila Latina, dove sorgerà una struttura su un terreno di proprietà della Regione. Entusiasta Gianni Alemanno, che ha definito il progetto una «rivoluzione copernicana»: «Il piano - ha poi fatto notare - coinvolgerà gli stessi occupanti. Nel campo di Salone, per esempio, abbiamo assunto a tempo indeterminato sei persone. Chi lo desidera può dare il suo contributo. Alla fine porteremo sul posto delle agenzie di collocamento che renderanno agevole l’inserimento nel mondo del lavoro».

Ieri, senza esagerare, il clima nella Città Eterna era di grande euforia. Per tanti mini sindaci dei municipi in cui oggi sorgono gli insediamenti abusivi, il progetto rappresenta una liberazione da una morsa che dura da tempo, la fine di un periodo di illegalità diffusa e di controllo del territorio quantomeno problematico.

Mentre tanti cittadini si sono augurati che tramonti presto l’era delle «bombe innescate»: così chiamano il Casilino 900 e Tor De’ Cenci, due campi affollati oltre ogni decenza e zeppi di detenuti ai domiciliari. Due realtà purtroppo non uniche nel loro genere dove le regole, semplicemente, non esistono. Almeno fino a oggi.

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