Paura alla partita di scacchi: così il robot ha spezzato il dito al bimbo

Un robot scacchista impegnato in più partite contemporaneamente ha afferrato il dito di un bambino, rompendolo. La notizia, però, è un’altra

Paura alla partita di scacchi: così il robot ha spezzato il dito al bimbo

La notizia e il video del robot scacchista che durante una dimostrazione a Mosca ha afferrato, rompendolo, il dito di Christopher, un bambino di sette anni, ha fatto il giro del web.

La notizia finisce qui, poi inizia il modo in cui dovrebbe essere raccontata. Qualche media ha aggiunto dettagli sulle abilità scacchistiche di Christopher, il cui nome figurerebbe nella classifica dei migliori giocatori russi under 9. Altri si sono affrettati a dire che il bimbo sta bene e ha continuato la partita.

Quello che occorre dire

La foga e la voglia di dimostrare le capacità di un braccio robotico animato da un’Intelligenza artificiale sono l’emblema dell’assenza di regole. Nel video si intravvede il robot prendere la mano del bambino e la lascia soltanto dopo l’intervento di alcune persone.

La mano robotica è dotata di sensori per afferrare e muovere i pezzi dalla scacchiera. Sarebbe stato sufficiente addestrarli affinché il robot lasciasse immediatamente qualsiasi oggetto di dimensione e peso superiori al pezzo più grande degli scacchi. A corredo ci sarebbe voluto un sistema di rilascio immediato della presa, anche se ad attivarlo fosse stato necessario l’intervento umano.

Nessuna delle due misure è stata adottata, eppure il robot stava dando sfoggio della sua bravura, entusiasmando spettatori e media. Benché dispiaccia per Christopher, il nocciolo della questione è l’assenza di regole e, mentre la notizia del giorno è il dito dello scacchista in erba, ci sono luoghi in cui i robot fanno danni maggiori.

La cronaca recente mostra che presso Amazon, laddove i magazzini sono in gran parte automatizzati e gli uomini condividono spazi e tempo con i robot, il numero degli incidenti sul lavoro è in aumento. Il processo di automazione dei magazzini è iniziato nel 2014 e, ancora, non ci sono macchine con sistemi di sicurezza antinfortunistica perfettibili. Questo perché le aziende che producono robot e Intelligenze artificiali pensano molto di più alla propria sicurezza che a quella dei prodotti che immettono sul mercato. E non ci si può attendere che sia il mercato a regolare questi aspetti, servono leggi e norme che i costruttori devono rispettare per potere procedere anche soltanto con una dimostrazione di ciò che esce dai rispettivi laboratori di ricerca e sviluppo.

Il futuro della robotica

C’è grosso fermento attorno alla robotica, un’eccitazione tale che spinge a coniare nuovi termini, come per esempio “cobot”, ovvero le macchine collaborative, quelle che interagiscono con l’uomo e che saranno sempre di più e in un numero sempre maggiore di settori, non soltanto nelle fabbriche o nei magazzini. In Giappone ormai da diversi anni e con ruoli sempre meno marginali, vengono usati dei robot per la riabilitazione e l’intrattenimento degli anziani. La telemedicina permette di operare pazienti a distanza grazie a bracci che diventano estensione del chirurgo, Pepper è un robot che fa da receptionist, raccoglie e organizza dati.

Tre esempi dalle implicazioni diverse tra loro soprattutto laddove la sicurezza dovesse essere perfettibile.

Il fatto è che, soprattutto nei laboratori, si pensa a prodotti capaci di ammaliare l’opinione pubblica e si declina la sicurezza a qualcosa di reattivo, qualcosa a cui pensare quando il danno è fatto. I robot sono essenziali e lo saranno sempre di più per l’economia, per scienza, l’ambiente, la sanità e persino l’inclusione sociale. Tutti motivi validi per esigere una regolamentazione.

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