Turchia, l'’Alta Corte boccia il velo islamico in università

Annullato un provvedimento voluto dal partito del premier Erdogan: "È contrario ai principi della laicità"

da Istanbul

La Corte Costituzionale turca ha detto no. Niente velo islamico nelle università. La Yuce Divan ha deliberato ieri pomeriggio, dopo una seduta durata oltre sei ore, nella quale il supremo consiglio ha deciso di annullare la legge votata il 9 febbraio scorso e che autorizzava l'uso del velo islamico nelle università turche. Il provvedimento era stato fortemente voluto dall'esecutivo islamico moderato attualmente al potere, che per farlo passare in Parlamento aveva anche stretto un temporanea alleanza con il Mhp, il partito nazionalista. La legge permetteva l'ingresso velato alle studentesse nei soli atenei e soprattutto era riferita solo al turban, il velo islamico nella tradizione turca, che lascia completamente scoperto il viso. Dal provvedimento rimanevano esclusi altri indumenti islamici come il chador o il burqa, più restrittivi. Ma non è bastato.

La Corte costituzionale ha annullato il provvedimento con 9 voti favorevoli contro 2 contrari perché ritenuto contrario ai principi laici dello Stato moderno, fondato da Mustafa Kemal Atatürk all'inizio del secolo scorso. In particolare, secondo la Corte, la legge viola gli articoli 2, 4 e 148 della Anayasa, la Costituzione turca.

Quella che da molti nel Paese è stata letta come la prova di forza della parte laica del Paese contro la politica troppo filo islamica di Recep Tayyip Erdogan, nasconde un risvolto, forse anche un messaggio più profondo. In questi mesi infatti il partito di maggioranza si trova sotto processo per attività antilaiche, dopo che, lo scorso 14 marzo, la Yargitay, la Procura generale turca, ha chiesto alla Corte Costituzionale di chiudere la formazione politica e bandire per 5 anni dalla vita politica 71 dirigenti fra cui il premier Erdogan e il presidente della Repubblica Gul.

Per questo in molti ritengono che la sentenza di ieri suoni come un avvertimento per Erdogan e i suoi uomini, la dimostrazione che, se la magistratura vede minacciati i fondamenti dello Stato laico creato da Mustafa Kemal Atatürk, nei prossimi mesi potrebbe decidere anche di chiudere il partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp), che alle scorse elezioni ha raccolto il 47% dei consensi.

Il clima nel Paese è molto teso. Se il Presidente della Repubblica, Abdullah Gul, con moglie velata ma anche rispetto per il suo ruolo istituzionale, ha detto di non voler commentare la sentenza, il segretario del partito nazionalista, Devlet Bahceli, ha parlato senza troppi mezzi termini di decisione politica.

Nella mattinata, prima della sentenza, il capo di Stato maggiore, generale Yasar Buyukanit, aveva dichiarato che nessuno avrebbe mai potuto modificare i principi su cui si fondava lo stato laico di Mustafa Kemal Atatürk.

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