"La mia vittoria? Sono rimasto me stesso". Il trionfo di Edoardo a Masterchef

L'ex rider di Varese ha vinto la dodicesima edizione del cooking show targato Sky: "Volevo cambiare la mia vita e l’ho fatto"

"La mia vittoria? Sono rimasto me stesso". Il trionfo di Edoardo a Masterchef

Un percorso bellissimo, una crescita esponenziale fino alla vittoria, l’amore per la cucina che ha la meglio su qualsivoglia tecnicismo. Edoardo Franco ha vinto la dodicesima edizione di Masterchef Italia, ma si tratta solo dell’inizio della sua nuova vita. L’ex rider ha superato nella finalissima Hue e Bubu, conquistando i giudici Cannavacciuolo, Barbieri e Locatelli con il gusto e con la sua simpatia trascinante.

Edoardo Franco 2

“A me interessava lasciare un messaggio, volevo lasciare qualcosa di buono e l’ho fatto”, la soddisfazione di Edoardo, pronto a godersi fino in fondo questo successo. Senza però fare il passo più lungo della gamba, prima di pensare a un ristorante c’è tanto da fare. “Vorrei assaggiare i piatti di altre culture e devo crescere”, confessa, senza escludere uno stage in un ristorante stellato. Ma le idee sono chiare, anzi chiarissime: “La cucina più che passione è vita. Mi piace mangiare e se non mangio non vivo”.

Cosa rappresenta per te questa vittoria?

“Rappresenta quello che volevo fare. Volevo cambiare la mia vita e l’ho fatto. Ho fatto ciò che volevo e l’ho fatto come volevo io: la mia vittoria è essere rimasto me stesso”.

C’è stato un momento in cui hai capito di potercela fare?

“Ci sono stati due momenti, il primo è quando sono entrato. Il secondo invece è stato il Pressure Test del minestrone. In quel momento stavo cercando come uscire dalla mia comfort zone. Quello è stato un piatto che non immaginavo di fare”.

Qual è il consiglio che daresti ai giovani che si trovano di fronte a un bivio?

“Gli direi di ascoltare il proprio cuore e di non ascoltare chi gli sta attorno. Bisogna capire le proprie esigenze e sapere che per uscire da certe situazioni bisogna soffrire. Non è un gioco, è un processo. Poi è molto singolare, ognuno è la salvezza di sé stesso”.

Edoardo Franco

Ricordi il momento in cui hai deciso di voler partecipare?

“Ero in balcone a casa di un mio amico, era marzo o aprile. Stavamo facendo una grigliata, lui si era già iscritto ai provini. Mi sono iscritto anche io e così è nato tutto”.

Tu e Leonardo avete stretto un grande rapporto: aprirete un ristorante insieme?

“Facciamo prima un po’ di gavetta e poi lo apriamo. Ora andremo in giro a festeggiare (ride, ndr). Un passo per volta: ora so cucinare i piatti, ma non gestire un locale. Serve tempo”.

Come sei arrivato a creare il menù della finale?

“Analizzando i piatti: il primo piatto è una rivisitazione di ciò che ho imparato, il secondo piatto è nato molto per gioco, volevo portare il kebab in tv; il terzo piatto l’ho fatto con una salsa che mi ha insegnato un amico in Germania, io gli ho solo dato eleganza; il dolce doveva essere follia e così è stato”.

Edoardo Franco 3

Sei entrato come un casinista, ma forse sei il concorrente che è cresciuto più di tutti: com’è cambiata la tua idea di Masterchef?

“Io sono apparso come un casinista, ma in realtà ero già centrato. Sono un caso umano… Potevo essere tranquillamente buttato fuori ma quella è stata la mia forza. A me piace giocare e prendere in giro, l’ho vissuta come una presa in giro positiva”.

Hai spesso parlato delle sciocchezze che hai fatto, qual è la più grossa in assoluto?

“Essermi iscritto a Masterchef è la più grande cazzata che ho fatto (ride, ndr). Ma la fedina penale è pulitissima, ho un fascicolo impeccabile. Una grande cazzata che ho fatto è aver fatto soffrire i miei genitori, per quello sono stato un coglione”.

Considerato il tuo passato nel settore, come imposterai il rapporto con i rider?

“Datemi il tempo di diventare un cuoco da ristorante e poi aprirò (ride, ndr). Dico la verità: non vorrei avere il delivery nel mio locale. Non voglio fare da asporto, voglio che la gente venga e stia da me”.

Cosa diresti al te stesso di qualche anno fa?

“Non so cosa direi perché non mi ricordo cosa mi son detto. Mi sono sempre ascoltato, mi sono sempre fatto del bene o del male. Volevo capire il mio ruolo nel mondo: gli direi di rimanere aperto e di capire cosa succede”.

Qual è stata la più grande paura? E quale il tuo punto di forza?

“Prima di entrare la mia più grande paura ero

io (ride, ndr). Mi sono fatto tanti pipponi mentali per arrivare pronto. Dopo due puntate mi sono trovato bene in Masterclass. Il punto di forza è sapersi adattare a tutto. La mia fortuna è essere matto come un cavallo”.

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