Ai miei compagni dico: basta antiberlusconismo

Ho ascoltato Silvio Berlusconi provando sentimenti diversi. Non mi è mai piaciuto l’antiberlusconismo di maniera, ho rifiutato il giustizialismo. La nascita del Pdl per uno come me, che ha passato l’intera vita a sinistra, è una bella notizia. Non so se quella che sta nascendo è la nuova Dc ma ho il sospetto che molti italiani che votano per il centro-destra lo pensino. Gli scolastici sosterranno che non è vero, che le differenze sono profonde. Penso invece che siano maggiori le somiglianze. Sta nascendo un partito moderato e liberale in cui si riconoscono molti cattolici. Quando Berlusconi ha svolto la prima parte della sua narrazione raccontando i principi che lo hanno spinto alla politica attiva, vi ho riconosciuto lo spirito concreto della vecchia Dc. Riconquistare il centro dello schieramento politico, la vocazione maggioritaria, il tema della libertà, la costituzionalizzazione di schieramenti che erano tentati da altre suggestioni. Ha fatto bene Berlusconi a rivendicare quello che lui rifiuta di definire lo «sdoganamento» di Fini ma senza Berlusconi quell’area politica sarebbe stata condannata a una posizione ormai inaccettabile di minorità. La stessa spinta secessionista della Lega è stata governata dal nuovo centro-destra al punto che oggi molti a sinistra sognano improbabili alleanze con Fini e con Bossi contro Berlusconi. Se potessi dire una parola finale, dopo il quindicennio, ai miei compagni di sinistra è che è ora di chiudere con i sogni antiberlusconiani di questo quindicennio. Nasce un partito vero, ha alle spalle un popolo vero, si sente protagonista del passato e attore del futuro.
La prima sensazione è quindi stata di soddisfazione. Nasce un partito utile per il Paese, tocca all’altra parte dimostrare la medesima capacità. Tuttavia una domanda mi ronzava nel cervello mentre fluivano le parole di Berlusconi. Mi sono chiesto: ma questo Berlusconi che è così bravo a parlare alla sua parte, a dare fiducia in chi ha fiducia in lui, sa parlare all’altra parte? È una domanda cruciale perché tutto il discorso di Berlusconi era incastonato nello spirito del bipolarismo e, come ha detto più volte, nell’ambizione del bipartitismo. È mancata nel discorso la narrazione dell’altra parte. Ovvero c’è stata. Berlusconi si è tolti molti sassolini dalle scarpe. Ha ricordato gli anni della sua criminalizzazione, ha chiesto e ottenuto un lungo e giusto applauso per Bettino Craxi. Ha infine svolto una requisitoria contro i leader della sinistra che lo hanno avversato. Era nel suo diritto, lo ha fatto. Ma quell’altro popolo, quel popolo della sinistra che non lo vota, che non lo ama, ma che lo scruta da 15 anni con attenzione e in qualche caso anche con simpatia esiste nella narrazione berlusconiana? No, non c’è. Non ci sono né il popolo della sinistra, come popolo democratico e non ci sono stati riformisti a sinistra. Lo scrivo con rammarico perché avevo sperato in un nuovo linguaggio. Capisco tutto. Capisco che un congresso, anche se ha rotto gli schemi del passato, è un congresso. Però volevo misurare Berlusconi su un passaggio che segnala la volontà di essere un po’ meno un leader di parte e un po’ più statista. So che Berlusconi lo è, ma so che uno statista sa parlare anche all’altra parte, sa riconoscerne le ragioni anche quando ne sottolinea gli errori, sa che l’altra parte è, malgrado le differenze, una risorsa utile anche a chi la contrasta.
Un errore, però, non devono commettere gli amici della sinistra quando leggeranno le frasi dure di Berlusconi. Un doppio errore. Il primo non capire che a destra il processo di fusione è più antico e più radicato. Non date retta ai ciarlatani: il moderatismo italiano ha trovato il suo strumento politico e il suo leader. L’altro errore riguarda il sogno di tanti a sinistra che spiano i segni di un declino berlusconiano. Non c’è traccia di questi segnali. Non c’è neppure una leadership «duale». Gianfranco Fini merita stima e rispetto ma quello che nasce in questi giorni è il partito di Berlusconi. Con lui bisogna parlare, litigare, confrontarsi.

Il resto è chiacchiericcio politico. Alla fine del quindicennio e all’inizio di una nuova stagione con Berlusconi bisogna fare i conti. Mi piacerebbe che anche Berlusconi narrasse una sinistra diversa da quella che ha raccontato ieri. C’è, mi creda.

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