Ambiente, arriva "l'italian pride", la festa dei 5.073 piccoli Comuni virtuosi

Il 9 maggio in più di duemila borghi in tutto il Paese si festeggerà la manifestazione «Voler bene all'Italia». Protagoniste le amministrazioni che usano fonti rinnovabili, riciclano i rifiuti, producono Dop ed eccellenze enogastronomiche e puntano sulla biodiversità

L'hanno chiamata «Pride», come le kermesse dei «diversi», la manifestazione che il 9 maggio vedrà protagonisti i piccoli Comuni virtuosi, quelli che usano fonti rinnovabili, riciclano i rifiuti, producono Dop ed eccellenze enogastronomiche famose nel mondo, puntano sulla biodiversità, difendono cultura e istruzione, attuano politiche concrete d'integrazione. Sono proprio i piccoli comuni a mostrare oggi le maggiori potenzialità del Belpaese, e costituiscono una fonte di ricchezza per l'intero Paese. È quanto emerge dal dossier «La sfida dei piccoli comuni tra qualità e innovazione» presentato oggi alla Camera da Legambiente per annunciare la festa «Voler Bene all'Italia», che il 9 maggio coinvolgerà più di duemila borghi in tutta Italia. A presentare la manifestazione insieme a Ermete Realacci, presidente del Comitato Promotore dell'iniziativa, anche Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Francesco Starace, presidente Enel Green Power, Mauro Guerra, coordinatore nazionale Consulta Piccoli Comuni di Anci, Stefano Masini, responsabile ambiente Coldiretti. «Sarà un vero e proprio "Italian pride": un modo per ricordare le cose che rendono unica l'Italia nel mondo» ha spiegato Realacci. Sono ben 5703 i piccoli comuni al di sotto dei 5mila abitanti, il 70,4% del totale, roccaforti di identità e custodi del patrimonio storico-artistico, naturale ed enogastronomico, che si confermano spesso come luogo privilegiato di sperimentazione in fatto di energia, economia verde e riciclo dei rifiuti.
È proprio nei centri «minori», infatti, che si realizza la gran parte delle pratiche virtuose che consentono di soddisfare la domanda energetica e termica di energia pulita delle famiglie italiane. Su 6.993 comuni italiani che utilizzano fonti rinnovabili infatti, ben il 69% sono località con meno di 5mila abitanti. Sono quindi 4.850 i piccoli comuni in cui è installato almeno un impianto a energia rinnovabile (erano 1.664 nel 2008), gran parte dei quali - attraverso un mix di impianti eolici, geotermici, idroelettrici, da biomasse - riescono a coprire l'intero fabbisogno energetico dei residenti.
Nello specifico sono 4.540 i piccoli comuni che hanno installato sul proprio territorio almeno un impianto solare, termico o fotovoltaico, mentre il 55% di queste amministrazioni possiede entrambe le tecnologie. 4.073 sono i borghi con solare fotovoltaico che soddisfano il fabbisogno di 112mila famiglie, evitando l'immissione in atmosfera di 168 milioni di kg di CO2. Tra i più virtuosi Craco, a Matera, che grazie a 4.315 kW e una media di 5.420 kW ogni mille abitanti vanta la maggior potenza installata sia in termini assoluti sia in relazione al numero di abitanti, seguito da Ottobiano, Pavia, con una media di 3.920 kW ogni mille abitanti, e San Pietro Mosezzo, con 3.784 kW/1.000 abitanti. Con 2.505 presenze, anche i piccoli comuni del solare termico sono cresciuti di 825 unità rispetto al 2008 pur continuando a essere concentrati soprattutto nel Nord Italia. La migliore prestazione la registra Fiè allo Sciliar (Bz), con una media di 1.152 mq ogni 1.000 abitanti e 3.500 mq complessivi, seguito da Terento (Bz), con 1.145 mq/1.000 abitanti, e Don (Tn), con 1.035 mq/1.000 ab. Anche nell'eolico i piccoli comuni giocano un ruolo da protagonisti: il 66% dei centri italiani in cui è presente almeno un impianto eolico ha meno di 5.000 abitanti, con il 69% del totale installato del nostro Paese. Grazie al vento i piccoli comuni sono in grado di produrre circa 7 milioni di MWh annui di energia elettrica, pari al fabbisogno di 2.850 famiglie, evitando di immettere in atmosfera circa 4.282.000 di kg di CO2. L'eccellenza in questo caso spetta a Sant'Agata di Puglia (Fg) con 97,2 MW, seguito dal Bisaccia (Av) con 93,6 MW e da Ulassai (Og) con 84 MW (Fonte: Comuni rinnovabili 2010 di Legambiente). L'eccellenza dei piccoli comuni sul fronte della sostenibilità ambientale si conferma anche nella gestione dei rifiuti. Tra le 1.284 amministrazioni censite da Legambiente che hanno raggiunto i migliori livelli di raccolta differenziata infatti, il 53,8% è costituito dai centri minori. Tra questi, l'86,1% è collocato nel nord Italia, il 10,7% al sud e solo il 3,2% appartiene all'area geografica del centro. Lombardia, Piemonte e Veneto sono le regioni dove è maggiore la presenza di comuni virtuosi, mentre a livello provinciale hanno fatto registrare numeri da record sia il Novarese che il Cremonese, che vantano rispettivamente 61 e 60 piccoli comuni «ricicloni». Seguono le provincie di Torino (Piemonte) con 54 piccoli ricicloni, Asti (Piemonte) a quota 49, Padova (Veneto) con 48 piccoli comuni virtuosi e Rovigo (Veneto) con 40. Ma l'economia verde dei piccoli comuni ruota anche intorno a produzioni di qualità, basate sulla capacità di realizzare produzioni uniche come le tipicità locali, vero e proprio valore aggiunto delle economie locali. In questo i piccoli comuni sono speciali: il 94% presenta almeno un prodotto DOP e la maggior parte ne presenta più di uno.

E se alla fine del fine 2009 l'Italia ha registrato il maggiore incremento in Europa, con ben 20 denominazioni in più rispetto all'anno precedente, la maggior parte di tali prodotti appartiene alla tradizione di tanti piccoli comuni.

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