
Paolo Guzzanti, 84 anni, è un principe della penna. Nell’antologia “Grandi Firme” del giornalismo il suo nome occupa un ruolo di rilievo. E su questo non ci piove. Non tutti sanno però che Guzzanti, oltre che con la penna, ci sa fare anche col pennello. Una passione, quella per la pittura, nata da bimbo e che, nonostante stop and go causati dagli impegni professionali, si è evoluta fino ad oggi. Lo stile dell’arte di Guzzanti (tanto per fare un paragone alla portata dei profani) ricorda lo stile di Pollock. Ma ieri il giornalista e opinionista tv è balzato alla cronaca non per un sgocciolante colata di colori, ma per un accorato dripping di parole: “Sono rimasto solo con 14 euro, aiutatemi”.
In molti, guardando al calendario che segnava “1 aprile”, hanno pensato a uno scherzo (è un artista anche sul fronte della goliardia). Purtroppo non era così, il giornalista ha infatti spiegato: “Ho avuto una serie di ingenti spese legate a operazioni mediche oltre agli alimenti che devi pagare all’ex moglie”. Uscite che hanno prosciugato, per ora, il conto in banca: di qui la richiesta del “prestito” ad amici e conoscenti; soldi che Guzzanti restituirà non appena “incasserà la quattordicesima” relativa alla doppia pensione da giornalista ed ex onorevole (“circa 8 mila euro”). Ma torniamo al Paolo pittore e al suo stato di momentanea indigenza che ha l’unico “merito” di farlo assomigliare ai tanti suoi colleghi pittori che in passato vissero momenti di difficoltà ben più gravi del suo.
La storia dell’arte è piena di maestri che conobbero il pane salato della miseria. Uno per tutti: Vincent van Gogh che, narra la leggenda, in vita non riuscì a vendere un solo quadro. Non così Guzzanti, almeno a giudicare dal successo della personale ospitata nel 2022 alla Medina Art Gallery Roma dove le sue tele furono apprezzate da pubblico e critica. Interessante anche l’itinerario raccontato da Paolo: “Dipingevo da bambino scene molto drammatiche. A sedici anni fui espulso da tutte le scuole della Repubblica per un anno. Fu la mia fortuna: scoprii in splendida solitudine una Roma che pullulava di gallerie e pittori, sicché cominciai a imitarli e ad esporre a via Margutta che era allora una terra d’avanguardia. Poi smisi di produrre perché il giornalismo mi assorbì per decenni ed ora ho ripreso affrontando quadri che si dipingono da sole”.
Chi lo sta aiutando in questo frangente di crisi finanziaria, forse, ambirebbe ad essere risarcito con uno dei suoi dipinti firmati “GUZZ”. Un misterioso regno su tela tutto da scoprire: “Sono opere astratte? Per lo più sì, sono astratte e non significano nulla.
Chi le guarda scopre significati suoi, come accade con le macchie d’inchiostro di Rorschach. Sono molto stupito e curioso dei messaggi personali degli osservatori, mentre io riconosco a malapena i miei stati d’animo”. Che i suoi amici, quelli veri, non chiedono altro che condividere con lui.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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