La baia e l’ingresso in Europa Così i turchi pensano di vincere

La «perla dell’Egeo» punta sulla posizione geografica, sul golfo e sulla tradizione multietnica

da Smirne

Vista così sembra quasi la sfida di Davide contro Golia, ma, fino al verdetto finale, previsto per marzo, c'è qualcuno nel Paese della Mezzaluna che non si rassegna. Oggi a Smirne terminerà la missione del Bie, il Bureau International des Expositions, per capire se la «perla dell'Egeo» come la chiamano in Turchia, sia veramente in grado di vincere la gara con Milano e aggiudicarsi l'edizione 2015 dell'Expo. La delegazione del Bie è arrivata due giorni fa ed è formata dal presidente Vincente Gonzalez Loscertales e da altri 5 membri. L'itinerario è avvolto nel mistero e la missione è chiusa alla stampa. In tutta questa aura di segretezza l'unica informazione che si è riuscita a carpire è che la delegazione sarà ospitata e condotta dal presidente della Regione di Smirne, Cahit Kiraç e il sindaco Aziz Kocaoglu e che ai membri arrivati da Parigi verranno mostrate le grandi potenzialità che una città come Smirne può offrire.
La perla dell'Egeo, infatti, potrebbe avere i suoi assi nella manica, prima fra tutti la posizione geografica, nel cuore del Mediterraneo e di una scenografica baia che la rende più idonea di Milano a ospitare un evento del genere.
In secondo luogo la città rappresenta la realtà più dinamica e moderna di un Paese, come la Turchia, che bussa alle porte dell'Europa e che proprio nel Vecchio continente si sta creando partner commerciali che sono sempre più presenti sul suo territorio. Tradotto in termini pratici, significa sponsor per l'appoggio alla candidatura. Se Smirne vince, infatti, l'Expo viene organizzata in una nazione dove loro sono già presenti, con tutti i vantaggi economici del caso.
Lo stesso sindaco non perde occasione per propagandare il ruolo chiave di Smirne e, a tratti e con molta signorilità, anche di tirare qualche stoccatina all'illustre avversario. Due giorni fa, parlando con alcuni giornalisti, il sindaco di Smirne si è fatto scappare qualche parola di troppo che la dice lunga sul clima di grande competizione che contraddistingue l'ultima fase dell'assegnazione: «Milano non ha bisogno dell'Expo come Izmir - ha spiegato Kocaoglu - e non è determinata come noi. Ci stiamo impegnando di più. Il nostro successo sarà il successo del Bie». Non solo. Qualche settimana fa, durante una conferenza, a chi gli aveva chiesto perché Smirne meritasse di vincere aveva risposto: «La nostra è la città del futuro. In 8.500 anni di storia è stata la culla della civiltà, la casa di diverse culture, costruita sui principi della tolleranza e della fratellanza. Si tratta di un luogo ideale. Qui il sole splende 300 giorni all'anno».


Insomma, l'avversario ci crede, anche se in occasione della visita del Bie è venuta giù una pioggia torrenziale. E per arrivare preparato alla sfida finale ha arruolato nelle sue schiere uno degli studi di architettura e urbanistica più noti d'Europa.

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