La bella vita di Mesiano, dopo la promozione arriva anche l’auto blu

La Corte d'Appello assegna una macchina con autista  al magistrato della sentenza anti-Fininvest

La bella vita di Mesiano, dopo la promozione arriva anche l’auto blu

Milano Giacca, cravatta e auto blu. La nuova vita di Raimondo Mesiano comincia sui soffici sedili della vettura di servizio messa a disposizione dalla corte d’appello di Milano e pilotata dall’autista d’ordinanza. Il calzino turchese è archeologia giudiziaria, come certe pratiche ammuffite. A Mattino 5 non va più onda il vituperato video che riprendeva Mesiano dal barbiere o con la sigaretta in mano. Pure quello è ormai materiale d’archivio. Lo schermo se lo prende tutto il segretario dell’Associazione nazionale magistrati Giuseppe Cascini. E Cascini fa il pelo e il contropelo a chi ha attaccato il magistrato più famoso d’Italia, dopo una vita da Carneade. «Mesiano è stato encomiabile» lo loda Cascini, perché non ha risposto in alcun modo agli attacchi ricevuti dopo la sentenza in cui ha fissato in 750 milioni di euro il risarcimento per il Lodo Mondadori.
Mesiano sarà pure finito nel mirino di qualche telecamera maliziosa, ma ormai la sua popolarità è alle stelle. E il Csm apre a tempo record una pratica a tutela del giudice più esposto del momento. Ieri, primo round in Commissione, oggi, con procedura d’urgenza, dibattito al plenum. Con i soli consiglieri laici di centrodestra pronti a sbarrare la strada alla falange di chi vuole votare un documento in sua difesa.
È successo tutto in una manciata di settimane. Prima la sentenza che affonda la Fininvest e la condanna a versare 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti. Raimondo Mesiano sbuca sotto i riflettori dall’anonimato di una vita. È la sua rivoluzione d’ottobre. Il resto arriva di conseguenza ed è all’altezza di quel primo, clamoroso passo. Con un tempismo tutto burocratico, il solito Csm lo promuove tributandogli una sorta di standing ovation e riconoscendogli «equilibrio, laboriosità, diligenza». Nel Paese che su tutto si divide e su tutto s’azzuffa, questa pagella quasi imbarazzante sembra agli uni una provocazione. Mesiano torna sulle prime pagine dei giornali e questa volta non sloggerà tanto facilmente. Giovedì scorso, Mattino 5 manda in onda la passeggiata «stravagante» del giudice fra shampoo, forbici e barbiere.
Quel servizio, infelice, provoca un’altra tempesta e la levata di scudi della magistratura italiana. Quei calzini, esibiti perfino dal leader del Pd Dario Franceschini, diventano un simbolo della resistenza a Berlusconi e alle sue televisioni. Parafrasando un celebre detto di Piercamillo Davigo si potrebbe dire che l’Italia è stata rivoltata con un calzino.
Ormai esistono due Mesiano: il personaggio, che dilaga ovunque, l’uomo che, invece, sta tutto rannicchiato e ripiegato su se stesso, fugge la stampa, non concede un’intervista che sia una, diventa un filo di voce al citofono di casa. Ma se il personaggio è oggetto di zuffe, come in una partita a bandiera, l’uomo finisce suo malgrado sotto tutela. La corte d’appello gli mette a disposizione auto e autista per sottrarlo alla muta dei cronisti. E ieri, Mesiano arriva a Palazzo di giustizia come un vip. Intanto, il Csm alza il suo scudo, chiesto a gran voce da una quindicina di consiglieri: laici di centrosinistra, Unicost, Magistratura democratica, Movimenti riuniti. Si elabora un documento in cui si sottolinea la «gravità» delle affermazioni di autorevoli esponenti del Parlamento e del governo. Ovvero, di Berlusconi che senza tanti giri di parole aveva definito la sentenza sul Lodo Mondadori «un’enormità giuridica». Oggi il documento potrebbe essere votato, ma i laici del Pdl si mettono di traverso e contestano la procedura seguita: con le nuove regole, il Csm non dovrebbe più occuparsi di casi singoli, ma di questioni generali. Mesiano tace, tutti parlano di lui e Cascini dal pulpito di Canale 5 ammonisce Canale 5 e la sua proprietà: «C’è un potere di intimidazione nei confronti del giudice».

C’è il rischio che la toga s’inchini alla parte forte. Quella, per intenderci, «che potrebbe fargli pagare un verdetto sgradito. Per esempio, mandando le sue televisioni sotto la casa» di quel magistrato. Per ora, però, c’è solo l’auto blu. Con il lampeggiante.

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