Bollo auto, tutti in coda per pagare o protestare. Perché in questi giorni sta arrivando una raffica di bollettini nelle case dei genovesi. Li spedisce Equitalia, la nuova società creata per la riscossione dei crediti degli enti pubblici. Il fatto è che si tratta di richieste spesso fasulle, spedite senza che il cittadino sia effettivamente in «torto». La lettera di accompagnamento spiega che «larchivio informatico regionale ha evidenziato lirregolare pagamento della tassa automobilistica relativa allanno...». Il 2005 in questo caso, visto che tutte le richieste partite in questi giorni si rifiscono a cinque anni fa.
La missiva di Equitalia sembra precisa. Cè tutto. Targa, periodo di pagamento, importo, sanzione e interessi di mora calcolati alla virgola. Una precisione che scoraggia il contribuente, che lo mette spalle al muro con lindice accusatore puntato contro. Invece? «Invece non è così, almeno in molti casi ad avere ragione è il cittadino, che ha pagato regolarmente - incalza Matteo Rosso, consigliere regionale di Forza Italia - Lo posso dire per esperienza diretta». Tra familiari e amici, Rosso è a conoscenza di quattro richieste di pagamento appena pervenute. «E in tre casi su quattro la verifica ha dimostrato che il pagamento era regolare», ribatte il consigliere. A sbagliare era stato «larchivio informatico regionale». Sarà, ma intanto è stata attivata la pratica di riscossione. E tocca al cittadino dimostrare di essere «innocente», non il contrario.
«Appunto, pensate un po cosa accade quando questa lettera arriva in casa di un anziano o di chi magari non riesce a trovare subito la ricevuta di pagamento - si ribella Matteo Rosso - Molti nel dubbio pagano, anche perché Equitalia dà anche una scadenza, un termine ultimo per mettersi in regola. È inutile chiedere al cittadino di comunicare se eventualmente è in regola. Dovrebbe essere la società di riscossione, alla quale basta dare unocchiata ai suoi computer, a verificare. Così si provocano code e perdite di tempo per la gente.
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