Brown sfugge al golpe Ma il Labour sprofonda

Il partito britannico registra il peggior risultato dal 1910. I famosi a Strasburgo: da Rachida a Bové. E i volti nuovi: vallette, poeti e star tv

Brown sfugge al golpe 
Ma il Labour sprofonda

Londra - Dopo la "storica" disfatta alle europee Brown affronta i suoi critici a muso duro deciso a rimanere in sella. Il misero terzo posto alle europee con un risicato 15 per cento, dietro a conservatori e indipendentisti (peggior risultato dal 1910), non sembra aver convinto il primo ministro Gordon Brown a farsi da parte come molti vorrebbero ormai in casa laburista. Ieri, prima di una riunione decisiva del gruppo parlamentare, l'ennesimo ministro ha rassegnato polemicamente le sue dimissioni. Si tratta del responsabile per l'Ambiente Jane Kennedy. «Mi è stato chiesto se volevo restare nel governo e, in questo caso, se potevo assicurare che avrei continuato a supportare il premier - ha spiegato ieri la Kennedy alla Bbc - e io ho detto che non ero più in grado di farlo. Così non sono stata riconfermata». Tutto qui. Quando qualcuno le ha chiesto perché non avrebbe più potuto sostenere il suo leader l'ex ministro ha raccontato di essere stufa degli incontri a base di indiscrezioni e cattiverie contro altri colleghi. «È uno stile, un genere di politica, che ho sempre combattuto e alla quale non voglio essere associata».

Sempre ieri sera al suo ingresso a Westminster il premier è stato accolto da uno scroscio di applausi di alcuni suoi sostenitori, ma questo non significava certo che all'interno del partito le acque si erano già calmate. «Esiste un tentativo concertato di mettere a tacere i dissensi interni - spiegava l'analista politico di Sky Adam Boulton - e sono sicuro che in questo momento i ministri di gabinetto stanno discutendo di questo». Dall'aula a porte chiuse stracolma di delegati una richiesta diretta di dimissioni però è subito arrivata, da parte dell'ex ministro agli Interni Clarke che ha invitato Gordon a rinunciare all'incarico. Richiesta respinta com'era prevedibile, ma per il premier ora la strada è tutta in salita.

Se infatti è sopravvissuto alla débâcle delle europee non è affatto scontato che riesca a rimanere alla guida del partito fino alle prossime elezioni. Per farlo dovrà sicuramente accettare qualche compromesso, tornare sui propri passi rispetto ad alcune proposte scomode come la vendita parziale della Royal Mail. E molto probabilmente è già pronto ad annunciare l'avvio della tanto invocata inchiesta sulla guerra in Irak, suggeriva ieri il Times, per placare gli animi più esacerbati del partito.
Intanto, mentre Brown lotta per la sua stessa sopravvivenza politica, i vincitori gongolano.

Non soltanto i Conservatori di David Cameron premiati da un buon 27.7 per cento, ma soprattutto gli uomini dell’Ukip, il Partito indipendentista britannico, vera sorpresa di questa tornata elettorale insieme agli eletti del British National Party. I primi, confermatisi al secondo posto con un 16.5 per cento, sono in realtà una presenza già consolidata al Parlamento europeo, ma il loro successo definisce una volta per tutte la svolta verso destra dell'elettorato inglese sentitosi tradito dalle politiche socialiste del New Labour.

Chi li ha votati domenica non dà voce soltanto a quell'euroscetticismo che ha da sempre caratterizzato gran parte degli inglesi, ma esprime anche un chiaro malcontento contro una politica dell'immigrazione fallimentare

che non è riuscita ad affrontare con le misure dovute il problema dei clandestini. Anche il buon risultato del partito nazionalista, che entra per la prima volta a Bruxelles con ben 2 seggi, va spiegato in quest'ottica.

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