Dal debutto al Malmö all'ultimo scudetto col Milan: la carriera infinita di Ibrahimovic

Ventiquattro anni tra Malmö, Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan, Psg, Manchester United e Los Angeles Galaxy. Ecco i momenti più importanti della carriera di Ibra

Dal debutto al Malmö all'ultimo scudetto col Milan: la carriera infinita di Ibrahimovic

Zlatan Ibrahimovic lascia il calcio giocato: all'età di 41 anni (42 a ottobre), il campione svedese ha salutato il suo pubblico - quello del Milan - con un discorso che ha commosso tutti i presenti, dai suoi compagni calciatori a Pioli dai dirigenti.

Una carriera infinita con oltre 558 gol realizzati in 949 partite giocate. Nonostante la sua ambizione di vincere la Champions League non sia mai divenuta realtà, Ibrahimovic rimane uno dei calciatori più decisivi della storia del calcio. Ventiquattro anni tra Malmö, Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan, Psg, Manchester United, Los Angeles Galaxy. Primatista di reti con la Svezia (62), ha partecipato a due Coppe del Mondo (2002 e 2006) e a quattro Europei (2004, 2008, 2012 e 2016).

Gli inizi al Malmö e Ajax

Inizia sin da subito, da giovanissimo a dimostrare tutto il suo valore e le sue qualità A tredici anni viene acquistato dal Malmö, la squadra della sua città con cui esordisce in Prima Squadra nel 1999, riuscendo dopo una sola stagione a riportare il club nella massima serie svedese, dopo la retrocessione dell'anno precedente. Prestazioni che gli valgono il trasferimento all’Ajax per una cifra vicina agli 8 milioni di euro: tre stagioni in Olanda, l'esplosione sotto la gestione Koeman per un totale di 106 partite giocate, 46 gol con i Lancieri, due campionati olandesi (2002 e 2004), Coppa e Supercoppa dei Paesi Bassi nel 2002. In più si toglie la soddisfazione di segnare contro il NAC Breda quello che da molti è definito come "il gol più bello della storia dell'Ajax".

L'arrivo in Italia: Juve e poi Inter

Nel 2004 il passaggio alla Juventus per 16 milioni di euro che permettono allo svedese di affermarsi nel panorama calcistico europeo grazie al tecnico bianconero Fabio Capello. Segna il suo primo gol nel campionato italiano contro il Brescia; nei due anni in bianconero conquista due Scudetti, che verranno, però, revocati, in seguito a Calciopoli con la Vecchia Signora e Ibrahimovic che si separeranno nell'estate successiva con la Juve retrocessa in Serie B. la prima esperienza in Champions League non porterà reti, ma nella seconda riuscirà a segnare tre gol e a condurre i compagni verso i quarti di finale, poi conclusi con la sconfitta contro l’Arsenal.

zlatan ibrahimovic

Lo svedese si trasferisce a all'Inter, per una cifra vicina ai 25 milioni di euro: prima con Mancini e poi con Mourinho nelle tre stagioni in nerazzurro con cui vincerà 3 scudetti consecutivi e due Supercoppe, vivendo nell'ultimo anno la miglior stagione con la maglia interista. Capocannoniere del torneo con 25 reti in 35 partite che gli permetteranno non solo di essere premiato dall'AIC come miglior calciatore della Serie A 2008-09. e l’inserimento nella squadra ideale di quell’anno da parte di L’Équipe. I titoli nazionali però non gli bastano e così dopo l'eliminazione in Champions contro il Manchester United, decide di lasciare l'Inter per andare al Barcellona di Guardiola, la migliore squadra del momento.

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Il Barcellona e i problemi con Guardiola

Nell'estate del 2009 il Barcellona sborsa 49 milioni di euro più il cartellino di Samuel Eto’o, per acquistare lo svedese: un affare che poi si rivelerà controproducente per i blaugrana con i nerazzurri che in quella stagione vinsero il famoso Triplete con l'accoppiata Scudetto, Coppa Italia e Champions League superando in semifinale proprio gli spagnoli nel doppio confronto. Con i catalani conquista una Supercoppa spagnola, una Liga, una Supercoppa UEFA e il Mondiale per club, ma i continui problemi con il tecnico Pep Guardiola spingono lo svedese a richiedere la cessione. La sua annata in Catalogna terminerà con 22 reti siglate in 46 presenze.

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Il Milan e il passaggio al Psg

Lo svedese accetta la corte del Milan che lo preleva dal Barcellona in prestito con diritto di riscatto. Con il Diavolo, dopo un inizio choc con il Cesena alla prima giornata, in cui tra l'altro sbaglia un rigore, vincerà, al primo anno in rossonero, lo Scudetto, l'ottavo titolo nazionale di fila. L'anno successivo parte subito con la conquista della Supercoppa Italiana ma, a fine anno, sarà la Juventus a vincere il tricolore. Nell’estate 2012 Adriano Galliani non può nulla contro l’offerta del Paris Saint-Germain che propone a Ibrahimovic un contratto da 14 milioni di euro a stagione, facendolo diventare il più pagato della Ligue 1 e il secondo calciatore più pagato al mondo. Quattro anni di successi in Francia, 113 gol tra tutte le competizioni, una marea di titoli nazionali: quattro Ligue 1, tre Supercoppe e due Coppe di Francia, senza mai arrivare in alto in Champions League. Nell'ultima stagione con i transalpini stabilisce un nuovo record: 38 gol in campionato, superando il precedente primato di Carlos Bianchi.

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Dalla Francia all'Inghilterra poi gli Usa

Per due stagioni va al Manchester United, vincendo un Community Shield, una Coppa di Lega e una Europa League ancora sotto la guida di Mourinho. Con la maglia dei Red Devils subisce un grave infortunio con la rottura del crociato. Ristabilitosi in men che non si dica, dopo la rescissione del contratto con lo United, sceglie l'MLS e firma con i Los Angeles Galaxy con cui stabilirà l'ennesimo record diventando il terzo marcatore più prolifico della storia del club. L'esperienza americana dopo due anni senza la conquista di alcun trofeo. Il calcio americano però gli sta stretto e medita di tornare ancora in Europa.

Il ritorno al Milan e l'ultimo scudetto

Dopo mesi di trattativa, il 27 dicembre 2019 il Milan annuncia l'accordo con Ibra per la seconda parte della stagione. Il ritorno del campione svedese si rivela importantissimo non soltanto come giocatore, ma anche come leader ed esempio per i compagni più giovani. La prima inficiata dalla pandemia e da problemi personali e la seconda terminata con l’ennesimo scudetto della carriera. Falcidiato da infortuni, lo svedese termina quest'annata con solo 4 presenze e un gol. In totale la sua esperienza in rossonero segna 93 gol in 163 presenze ufficiali che lo rendono il 12° marcatore all-time del club. La media gol complessiva è di una rete ogni 128 minuti. Ma Ibra è stato più di un semplice attaccante. Leader, assistman, totem e simbolo della rinascita della squadra di Pioli. Nessuno in questi anni si è preso il Milan sulle spalle come lo ha fatto lui.

Ieri l'addio alla maglia rossonera e al calcio giocato, con circa 70mila persone a celebrare un campione inarrivabile. Per questo ieri a San Siro in molti avevano le lacrime agli occhi, trovare un altro come Ibra sarà (quasi) impossibile.

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