Altro che «voglio una donna con la gonna», come cantava nel ’92 Roberto Vecchioni. Ormai da più di un decennio le donne indossano, con ottimi risultati, pantaloncini (da calciatore) e parastinchi; accessorio, quest'ultimo, divenuto indispensabile, considerata la veemenza con cui le signorine-virago se le suonano in campo (e alcune volte se le cantano anche fuori): roba in stile Claudio Gentile (Gentile, si fa per dire) in marcatura selvaggia su Diego Maradona.
E non c’è legame familiare che tenga, almeno a giudicare dallo scambio di carinerie (una gomitata in faccia e un pugno al fegato) che, ad esempio, si sono regalate a vicenda qualche giorno fa Pernille Harder (attaccante della nazionale danese) e Magdalena Eriksson (difensore centrale della nazionale svedese): coniugi teneramente rosa nella vita privata, ma avversarie sanguinosamente rosse se si fronteggiano in una partita come quella tra Danimarca e Svezia valevole Women’s Nations League. Un match dove l’unico maschio sopravvissuto era lui, il pallone, galleggiante a fatica in uno tsunami muliebre; onde killer al pari di quelle originate dagli uomini, «bestie da stadio» capaci di trasformare «lo sport più bello del mondo» in uno spettacolo bruttissimo.
Quando le donne si affacciarono al football tirando i primi calci (al pallone, ma pure alle caviglie) in molti sperarono che il loro ingresso in un rettangolo verde, fino ad allora recintato dal filo spinato machista, avrebbe reso il football una disciplina più etica, corretta, pacifica. Insomma, un esempio virtuoso cui il sesso forte (cattivo per antonomasia) avrebbe dovuto guardare, tentando di mutuarne gli aspetti migliori.
Peccato che sia accaduto l’esatto contrario: è stato infatti il gentil sesso (buono per antonomasia) a far proprio, pure nel calcio, gli atteggiamenti peggiori dei loro colleghi maschi. Percentuali alla mano, espulsioni ed ammonizioni nel calcio femminile sono infatti solo di poco inferiori ai numeri della black list maschile.
Inoltre, basterebbe scorrere la cronaca degli ultimi anni per ricordare diversi casi esecrabili (comprese risse e frasi razziste) dove le «lei» più scalmanate non hanno nulla da invidiare ai «lui» più esagitati. E se oggi Vecchioni aggiornasse il testo della sua «Voglio una donna», forse, aggiungerebbe la strofa: «Prendila tu quella che gioca a pallone...».- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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