"Donnarumma? Situazione tragicomica". Parola di Zoff

Il capitano dell'Italia campione del mondo del 1982 invita tutti alla calma e a non accanirsi contro il suo erede dopo l'errore sulla punizione che è costato il pari contro la Macedonia

"Donnarumma? Situazione tragicomica". Parola di Zoff

Mancano poco più di 24 ore a quello che, almeno a sentire i commenti dei media, sarebbe lo scontro decisivo per l’approdo agli Europei dell’anno prossimo. Dopo il deludente pareggio rimediato a Skopje contro la nuova bestia nera della Nazionale, la Macedonia del Nord, la nuova Italia di Luciano Spalletti sarebbe già con le spalle al muro. In realtà, considerato che di punti in palio ce ne sono ancora parecchi, occasioni per rimettere la situazione in sesto non mancherebbero ma il clima che circonda gli Azzurri è tornato a segnare tempesta.

Evidentemente i fantasmi delle passate, dolorosissime eliminazioni dai mondiali pesano ancora tantissimo ma, forse, si è esagerato con le critiche. Almeno questo è il parere dell’ex bandiera dell’Italia Dino Zoff: in un’intervista rilasciata oggi all’agenzia Italpress, il portiere campione del mondo 1982 invita tutti alla calma e, soprattutto, a non crocifiggere il suo erede Gianluigi Donnarumma per l’errore commesso.

“Esagerate le critiche alla Nazionale”

Il capitano dell’Italia che trionfò a Spagna 1982 sembra invitare tutti a guardare la situazione con maggiore oggettività ed a non dimenticare quanto di buono è stato fatto dal numero uno della Nazionale non troppo tempo fa. Per il campione friulano, famoso per la sua calma olimpica e la sua tendenza a misurare bene le parole, si sta davvero esagerando: Mi sembra tutto tragicocomico, esagerate le critiche a Nazionale e Donnarumma. Abbiamo pareggiato contro una squadra discreta. La squadra si è mossa bene. Donnarumma ci ha fatto vincere gli Europei, su quel tiro contro la Macedonia del Nord ci sta di prendere gol, questo scenario tragicomico per una partita mi spaventa”.

Zoff Mattarella

Facile, poi, dimenticare come nel primo tempo si sia iniziata a vedere la mano del tecnico campione d’Italia, le combinazioni sulla fascia, quell’attenzione all’uno contro uno anche contro una difesa chiusa a tripla mandata. Più preoccupante, invece, il riemergere di uno dei vizi atavici della Nazionale; la tendenza a chiudersi troppo quando si passa in vantaggio, consegnando il pallino del gioco agli avversari. La tenuta fisica a settembre non è il massimo ma, invece di continuare ad aggredire ed imporre il proprio gioco, si è preferito arretrare, lasciando troppo spazio alle iniziative della Macedonia. Errori del genere, specialmente contro una squadra più tecnica come l’Ucraina, si potrebbero pagare molto cari.

“In Serie A troppi pochi italiani”

I critici più severi nei confronti del movimento calcistico italiano non possono fare a meno di sottolineare che, forse, il problema va ricercato più a monte. Impossibile negare che la messe di grandi talenti che, nel corso degli ultimi decenni, arrivavano con regolarità cronometrica a Coverciano si è ristretta anno dopo anno. Gli eredi di quei grandi campioni del passato, quei Baggio, Totti, Rossi, Inzaghi che, in un modo o nell’altro tiravano fuori dal cappello la giocata risolutrice, ancora non si vedono all’orizzonte. A sentire Zoff, che conosce molto bene il mondo del calcio, la questione va affrontata in maniera più radicale, anche nella composizione delle rose delle squadre di vertice della Serie A: Oggi ci sono pochi italiani. La categoria dei calciatori si è spostata più a Sud del mondo e nell’est d’Europa, qui mancano. Non è che non si curano i giovani, è che non ci sono. In Friuli, ai miei tempi, ne avevamo 10 o 12 in Serie A, poi ci sono stati 30 anni in cui non c’era un friulano in tutta la Serie A, anche se adesso qualcuno sta tornando. Questa è statistica, il Nord Italia ha dato meno perché ci sono meno bambini, non si gioca più in strada”.

Fiumicino Under 19 campione

L’ex baluardo della Nazionale non interviene sul tema del discusso decreto crescita, quello che rende infinitamente più conveniente per una squadra del massimo campionato italiano ingaggiare un giocatore straniero invece di un talento italiano, ma prima o poi questo nodo gordiano andrà affrontato. Altrettanto seria la questione di come i promettenti giovani talenti azzurri, quelli che nelle nazionali giovanili fanno benissimo, tanto da guadagnarsi finali su finali a livello mondiale, non riescano mai a fare il passo definitivo e guadagnarsi un posto da titolari. Senza esperienza sui palcoscenici che contano, difficile che riescano a far bene quando chiamati a vestire la maglia dell’Italia.

“La vendita della Juve sarebbe tragica”

Uno dei calciatori più grandi ad avere mai vestito la maglia della Vecchia Signora non può esimersi dal commentare l’esclusiva de Il Giornale, che riferisce di trattative in corso per la cessione della società torinese da parte dalla cassaforte della famiglia Agnelli. Nonostante non sia più nel mondo Juventus da parecchi anni, Zoff ritiene questa possibilità una vera e propria iattura: La vendita della società da parte della famiglia Agnelli sarebbe tragica, perché loro rappresentano un’istituzione del Paese. Il mondo cambia ma gli Agnelli rimangono gli Agnelli, loro sono stati la Juventus. Se dovesse succedere ciò rimarrei deluso: per me la tradizione vale, non è una cosa da cambiare perché cambia il tempo. Vendere anche la Juventus sarebbe troppo”.

John Elkann Juventus

Sebbene la notizia sia stata smentita dall’ufficio stampa della Exor, che l’ha definita “priva di ogni fondamento”, i ripetuti aumenti di capitale e le pesanti perdite in bilancio della Juventus rendono sempre più probabile che, in un modo o nell’altro, la famiglia più iconica del capitalismo italiano scelga di disimpegnarsi. Per farle cambiare idea, un modo ci sarebbe: tornare a vincere e convincere. In una stagione senza impegni europei, sarà necessario che Massimiliano Allegri punti a crescere i talenti italiani, così da poter tornare a fornire all’Italia quel blocco che ha portato tanta fortuna alla Nazionale.

Secondo Zoff, la Vecchia Signora “è giusto che si prenda più responsabilità”. Espressione forse un attimo sibillina ma che in un calcio sempre più frenetico può essere visto come un richiamo alla calma davvero necessario.

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