
II novendiali e le conversazioni fra i cardinali, come sempre, dovranno definire una agenda della chiesa per il tempo che va dagli anni Trenta alla metà di questo secolo e la fisionomia di colui che la interpreterà.
A tempo debito il toto-papa impazzirà nel cercare di prevedere un nome di cui, due settimane dopo, un coro intero di adulatori, profeti e vanesi sommergerà l'informazione col profluvio di straordinario che si legge nei primi cento giorni dopo l'elezione. Sarà ritenuto uno straordinario successo bergogliano se dirà Buonasera! o neoconservatore se dirà Laudetur Jesus Christus. Si ripeterà che il Paese da cui viene o quello in cui è nato denota la straordinaria lungimiranza del vecchio arnese conclavario. E dopo aver pianto la scomparsa o l'eclisse di un pontificato straordinario come quello che lo ha preceduto, si stilerà l'agenda delle questioni insolute e dei problemi difficili anzi straordinari che il nuovo papa ha davanti. Poi verrà il suo posizionamento sulla scena internazionale e probabilmente anche lui o i suoi collaboratori incominceranno a pensare quale gesto straordinario si possa fare per evitare di passare per meno audaci o meno capaci dei predecessori.
Quello di papa Francesco è un papato ancipite: da un lato la voce di una primavera evangelica accattivante ha saputo mettere la dimensione kerygmatica davanti ai precedenti che ha incantato molti, una autenticità personale che gli ha consentito exploit altrimenti ridicoli; dall'altro, ha scelto un modo di governare solitario che ha di fatto eroso la teologia dell'episcopato del Vaticano II: il suo è stato uno stile di decisione nel quale la curia non è stata né ridimensionata né disciplinata, ma solo isolata, nella convinzione di poter bilanciare con la forza della sua testimonianza atti politici (il documento firmato a Cuba col patriarca Kirill, ma non solo) nei quali sottoscriveva posizioni, come quelle contro le persone omosessuali, che non erano per nulla le sue e che non avevano giustificazioni teologiche sufficienti.
Tuttavia nella parte centrale di questa carreggiata, dove governo e teologia si incrociano, egli ha certo segnato la chiusura di questioni da tempo attese: soprattutto alcune di quelle cinque questioni che Paolo VI decise di non lasciar discutere al Vaticano II, sentendosi capace di una mediazione più efficace, e che invece sono rimaste come nodi gordiani per il papato e per la chiesa. Montini sottrasse alla agenda conciliare le decisioni su: 1) la contraccezione, 2) il celibato ecclesiastico, 3) la riforma della curia, 4) la condanna delle armi atomiche, 5) la natura del sinodo dei vescovi. L'esito dei suoi interventi fu disastroso: la non ricezione dell'enciclica Humanae vitae che vietava la contraccezione meccanica o ormonale lo travolse; la difesa ad ogni costo del celibato fu sconfessata al cuore dall'abbandono del ministero di una certa quantità di clero ordinato prima del concilio e rivelatosi incapace a valle del Vaticano II di vivere le proprie scelte; la riforma della curia non fu efficace; la mancata condanna delle armi atomiche volta a non indebolire il cattolicesimo americano nel sostegno ideologico alla dottrina della deterrenza non produsse esiti; e il sinodo dei vescovi consultivo non ha mai costituito un aiuto al governo della chiesa.
Papa Francesco di quell'agenda, neppure sfiorata da Giovanni Paolo II se non per una riforma della curia usuratasi in pochi decenni, ha affrontato vari punti: sulla morale coniugale ha di fatto preso atto che era molto meglio lasciare ai coniugi decisioni che non sono comunque disposti a condividere col magistero, e l'ha inquadrata con Amoris laetitia in una dottrina della misericordia operante, che copre anche i naufragi matrimoniali e in parte le relazioni fra persone dello stesso sesso. Sulle armi atomiche ha condannato il loro possesso nella Fratelli tutti, senza che questo abbia avuto conseguenze o ricezione da parte delle conferenze episcopali. Ha fatto una sua riforma della curia, come voleva il conclave, che è fatalmente destinata ad essere rivista da chi verrà dopo di lui non solo nei contenuti, giacché dovrà liberarsi dalla obsoleta distinzione fra potestà d'ordine e di giurisdizione e affidare a battezzati e battezzate compiti che se sono di servizio al potere del papa non hanno bisogno di sacramento ma di delega, e se sono a servizio della communio episcoporum e della communio ecclesiarum non possono che essere affidati a persone che abbiano la consacrazione episcopale, siano essi maschi o femmine.
Ha posto il problema della sinodalità con una audacia tutta sua: tuttavia, alla fine ha esemplato nel 2023 e nel 2024 due sinodi che si sono organizzati nella forma di un dialogo spirituale che ha suscitato molti entusiasmi fra chi vi vedeva un confronto privo di antagonismi, libero da quel condensato di vizi che Bergoglio chiama ideologici, ma risultato incapace di decisione e di pensiero, al punto da far pensare che, con una sinodalità cosi vaporosa da abbassarsi a consegnare incartamenti acerbi a commissioni prive di autorità, la chiesa non avrebbe saputo prendere nessuna delle decisioni che hanno connotato la sua migliore tradizione conciliare e sarebbe ancora mezza ariana.Published by arrangement with the Italian literary agency
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