"Operazione di soccorso immediata". Le Ong pressano l'Italia per una barca al largo della Libia

Ci sono 500 persone su un barcone al largo della Libia con il mare in condizioni proibitive e nonostante la distanza si fa pressione sull'Italia per un intervento di soccorso

"Operazione di soccorso immediata". Le Ong pressano l'Italia per una barca al largo della Libia

Ancora una volta, a causa delle avverse condizioni meteomarine è stato lanciato l'allarme per un barchino in difficoltà al largo della Libia. A dare l'allarme è stata Alarm Phone attraverso i social, indicando anche la posizione dell'imbarcazione. Il taglio della foto da parte dell'organizzazione ha escluso le coste nordafricane, mostrando esclusivamente quelle italiane e Malta, che non poteva essere esclusa. L'intento di questo post è abbastanza chiaro, ossia fare pressione sull'opinione pubblica italiana affinché si faccia carico anche di questo caso, escludendo dalle responsabilità qualunque altro soggetto.

Come si evince anche dalla mappa di Alarm Phone, il barchino è in acque Sar libiche, quindi a molte centinaia di miglia dalle coste italiane. Il nostro Paese non dispone di assetti adeguati per arrivare in sicurezza fino a lì, a meno che non vengano impiegate le navi da guerra che, comunque, sono impiegate in operazioni diverse rispetto al recupero in mare. "500 vite a rischio nelle acque internazionali al largo #Libya! Alarm Phone ha avvisato le autorità di avviare immediatamente un'operazione di soccorso. Le condizioni meteorologiche in mare sono molto pericolose! Salvateli ora!", si legge nella comunicazione della Ong.

Al di là dell'arroganza del messaggio che vede una Ong dare ordini ai centri di controllo di un qualunque Paese sovrano, imponendo di avviare un'operazione, questi casi non possono sempre essere responsabilità italiana. E che il messaggio sia rivolto al nostro Paese lo dimostra la Ong francese Mediterranea Saving Humans, che ha pubblicato lo stesso messaggio in italiano, non inglese, condiviso dalla stessa Alarm Phone. L'intento di questa pressione è chiaro: si stanno configurando le medesime condizioni di alcune settimane fa, quando il naufragio di un altro barcone al largo della Libia venne imputato a un presunto ritardo nell'intervento dell'Italia.

La sinistra del nostro Paese, incapace di stare all'opposizione, invece di tutelare il nostro Paese e i suoi uomini che rischiano la vita in mare in ogni occasione per effettuare i soccorsi, danno man forte a chi punta il dito contro la Guardia costiera, il tutto solo a fine politico. Al contrario di quanto vorrebbero le Ong, assecondate dagli idealisti dell'accoglienza indiscriminata, l'Italia non si può far carico di tutti i naufragi e i migranti che lasciano il loro Paese in modo illegale a bordo dei barconi, mettendo la loro vita nelle mani di trafficanti senza scrupoli.

E le organizzazioni non governative, supportate dalla sinistra, invece di puntare il dito e cercare un modo efficace per criminalizzare i trafficanti, non spendono parole di condanna per chi mette a rischio la vita degli esseri umani ma si scagliano contro i governo e i corpi militari che si spendono per salvarli.

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