Dà fuoco alla cella e intossica sei agenti: la follia dello straniero

Un detenuto marocchino appena trasferito nel carcere di Terni ha dato fuoco alla sua cella, intossicando sei agenti della polizia penitenziaria intervenuti per scongiurare il peggio. Il Sappe:"A questo hanno portato questi anni di iper-garantismo nelle carceri "

Il carcere di Terni
Il carcere di Terni

Era appena arrivato dal carcere di Livorno, dove stava scontando la pena comminatagli da tribunale. E in preda alla rabbia, è riuscito a dare fuoco alla nuova cella nella quale è stato recluso, mettendo a repentaglio la sua stessa vita ed intossicando i sei agenti della polizia penitenziaria intervenuti per evitare il peggio. Protagonista dell'episodio avvenuto nelle scorse ore all'interno della casa circondariale di Terni, in Umbria, è un detenuto di 35 anni originario del Marocco. In base alle prime ricostruzioni effettuate, lo straniero era appena stato trasferito dal penitenziario livornese e si è subito "presentato" insultando e minacciando gli agenti. Li avrebbe infatti presi sin da subito a male parole, sputando verso di loro in evidente segno di sfida.

Iper-garantismo nelle carceri

Un'aggressione verbale ad ogni modo durata pochi minuti, che sembrava però esser stata ridimensionata in via definitiva dopo aver riportato l'uomo alla calma. Nulla che lasciasse presagire quel che sarebbe accaduto, visto che quest'ultimo non aveva a quanto pare alcuna intenzione di star tranquillo: dopo essersi all'apparenza calmato ed essere entrato nella camera detentiva, sarebbe infatti riuscito ad incendiarla, con tutto ciò che ne consegue. Gli agenti sono stati quindi costretti ad un secondo intervento per scongiurare che le fiamme divampassero altrove e sei operatori avrebbero riportato un principio di intossicazione, nel portare a termine l'azione. Stando poi a quanto comunicato alle sigle sindacali, non sarebbe la prima criticità evidenziata dal carcere umbro negli ultimi anni. Senza contare che a qualche ora di distanza dall'episodio in questione, due detenuti ubriachi (dopo aver consumato della grappa prodotta in cella con la frutta macerata) avrebbero dato vita ad una lite, alzando ulteriormente la tensione.

E alla luce di tutto ciò, i sindacati hanno rinnovato alla politica l'invito ad intervenire per arrivare ad una soluzione definitiva. "A questo hanno portato questi anni di iper-garantismo nelle carceri - ha commentato all'Ansa Donato Capece, segretario generale del Sappe, non risparmiando critiche all'amministrazione penitenziaria - dove ai detenuti è stato praticamente permesso di autogestirsi con provvedimenti scellerati a pioggia come la vigilanza dinamica e il regime aperto, con detenuti fuori dalle celle pressoché tutto il giorno a non fare nulla nei corridoi delle sezioni.

E queste sono anche le conseguenze di una politica penitenziaria che invece di punire, sia sotto il profilo disciplinare che penale, i detenuti violenti, non assume severi provvedimenti. Le idee e i progetti dell'amministrazione penitenziaria, in questa direzione, si confermano ogni giorno di più fallimentari e sbagliati".

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