
Era il 28 giugno del 2023 quando la giovane Michelle Maria Causo, una studentessa di 17 anni, venne uccisa nel quartiere Primavalle a Roma. L’assassino, un coetaneo di origini cingalesi, la colpì con 23 coltellate e poi infilò il corpo in un sacco nero della spazzatura. Il cadavere venne ritrovato in un carrello della spesa, accanto a un cassonetto dei rifiuti in strada, a poche ore dal delitto.
A luglio del 2024 l'imputato, che ha scelto il rito abbreviato, è stato condannato dal Tribunale dei Minori di Roma a 20 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, occultamento e vilipendio di cadavere. "Una sentenza giusta, ma non bastano pene esemplari per contrastare il fenomeno della violenza di genere" racconta a Il Giornale la criminologa e psicoterapeuta Virginia Ciaravolo, autrice del libro Omicidi giovanili senza scampo. La storia di Michelle Causo. La ragazza ritrovata in un carrello, edito da Armando Editore.
Dottoressa Ciaravolo, perché ha deciso di raccontare questa storia?
"Anzitutto sono stata rapita dagli occhi meravigliosi di Michelle attraverso le foto che sono state diffuse dai media dopo quella tragica giornata di giugno. Poi il fatto che l'omicidio si fosse consumato nel quartiere Primavalle, dove i ragazzi vivono già una serie di complessità familiari e sociali, è stato un ulteriore colpo al cuore. Successivamente, tramite l’associazione Salvamamme, che si occupa della presa in carico delle famiglie di donne maltrattate, di cui faccio parte, sono entrata in contatto con la mamma di Michelle. Così, in seguito a una serie di incontri, è nato il desiderio di raccontare in un libro la storia di questa splendida e giovane donna".
Che ragazza era Michelle?
"Michelle era una ragazza semplice, dolce e al contempo vivace. Come ogni giovane della sua età, aveva tanti sogni nel cassetto. I suoi genitori e la zia mi hanno raccontato che da grande sognava di fare la criminologa, infatti era appassionata dei programmi di cronaca nera. Purtroppo la sua vita è stata brutalmente spezzata".
Un delitto senza un movente evidente. È davvero così?
!In realtà un movente c'è e si riconduce alla banalità del male, come tutte le crudeltà. Il 17enne autore del delitto viveva ai margini della società ed era completamente abbandonato a se stesso. Frequentava la scuola saltuariamente e aveva già manifestato segnali di profondo disagio. Al punto che, a seguito di alcuni furti negli armadietti della scuola, era stato segnalato anche ai servizi sociali. Ma evidentemente, alla luce di quanto accaduto, a queste segnalazioni non c’è stata una risposta adeguata".
Quali impulsi potrebbero aver animato il 17enne nell'intenzione di cagionare la morte della coetanea?
"Stiamo parlando di un ragazzo incline alla crudeltà, alla barbarie più turpe. Tant’è vero che ha ucciso Michelle con 23 coltellate, infilato il corpo esanime in un sacco della spazzatura e infine lo ha abbandonato in un carrello della spesa in strada. E non ha mai provato alcun tipo di rimorso. Anzi, ha tentato più volte di mistificare la realtà, infangando la memoria di Michelle. Anche al processo, fino alla fine, si è preoccupato di salvaguardare se stesso, dicendo che era stata lei a puntargli una pistola contro e ad averlo aggredito verbalmente. Una circostanza che poi è stata ampiamente smentita dalle indagini della polizia. Così com’è stata dimostrata la premeditazione del delitto. Nei giorni precedenti all'omicidio aveva cercato su internet come colpire una persona nei punti vitali. Non a caso aveva chiesto a Michelle un incontro già la sera prima del delitto, ma lei, almeno in quella occasione, non si era presentata all’appuntamento con la morte".
Nel suo libro c’è un passaggio molto interessante sulle statistiche che riguardano i femminicidi giovanili. Dati che trovano conferma con l’ultimo report diffuso dalla Criminalpol, secondo cui sono sono raddoppiati i minori autori di omicidi. Siamo di fronte a un'emergenza?
"I dati sono allarmanti ed è anche questo il motivo per il quale ho deciso di scrivere questo libro. Il nostro obiettivo, mio e degli altri esperti che hanno contribuito alla composizione del testo, è proprio quello di accendere un faro sul turpe fenomeno della violenza di genere nella costellazione giovanile e provare a fornire gli strumenti per contrastarlo".
Qual è il contesto sociale e culturale che alimenta questo genere di crimine?
"Sicuramente quando ci troviamo di fronte a una situazione sociale e familiare complessa il rischio è maggiore. Ma dobbiamo anche ricordare che la violenza di genere è un fenomeno trasversale e si alimenta in ogni strato sociale. Perché essa è figlia di una concezione arcaica e stereotipata della donna che, come dimostrano anche i recenti fatti di cronaca, può trovare terreno fertile in qualsiasi contesto socioculturale. Per questo motivo c’è bisogno di un intervento concreto e ad ampio raggio".
A tal riguardo, lo scorso marzo, il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge recante l’introduzione del reato di femminicidio. Cosa ne pensa?
"Certamente è una conquista, un grande passo avanti. Ma il nostro obiettivo dev'essere quello di fare prevenzione perché, oltre inasprire le pene per gli autori dei femminicidi, bisogna sradicare il seme della violenza. E sotto questo aspetto c’è ancora molta strada da fare".
In che modo si può fare prevenzione?
"La prevenzione deve essere fatta a 360 gradi. In primis bisogna formare in modo adeguato tutti gli operatori.
E per operatori mi riferisco a psicologi, avvocati, insegnanti e tutti coloro che si occupano della violenza di genere. Inoltre, per quanto concerne i ragazzi, è molto importante introdurre nelle scuole l’educazione alla sessualità e l’affettività. Siamo di fronte a un'emergenza e non possiamo voltarci dall’altra parte".
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