Diana, morta di stenti. Ecco cosa le aveva dato la madre Alessia Pifferi

Gli accertamenti medico legali hanno evidenziato che alla piccola Diana furono somministrate benzodiazepine. La mamma, Alessia Pifferi, si trova in carcere con l'accusa di omicidio volontario aggravato

Diana, morta di stenti. Ecco cosa le aveva dato la madre Alessia Pifferi

Alla piccola Diana, la bimba morta di stenti nel Milanese, sarebbero state fatte assumere benzodiazepine. Lo apprende l'agenzia stampa Ansa in merito agli accertamenti medico legali disposti dalla Procura del capoluogo lombardo nell'amibito dell'inchiesta a carico di Alessia Pifferi, in carcere dallo scorso 21 luglio con l'accusa di omicidio volontario aggravato. L'esito della consulenza autoptica sarà depositata formalmente nei prossimi giorni.

La morte della bimba

La piccola Diana, di quasi 18 mesi, è morta di disidratazione e stenti dopo essere stata abbandonata dalla madre, Alessia Pifferi, nella sua culletta per circa sei giorni. Fu proprio la 37enne ad allertare i soccorsi quando, di ritorno dal lungo weekend trascorso con il fidanzato, a Leffe, in provincia di Bergamo, trovò la figlioletta senza vita. Sul posto intervenerro un'almbulanza del 118 e gli agenti della Squadra Mobile di Milano diretta da Marco Calì. Per la piccina non ci fu nulla da fare. Pochi giorni dopo, la donna fu arrestata e trasmessa presso il carcere di San Vittore con l'ipotesi di reato per omicidio. Nel frattempo, gli investigatori repertarono nell'appartamento di via Parea, a Ponte Lambo (Milano), il biberon della bimba e un flacone vuoto per tre quarti di "En", un farmaco contenente benzodiazepine.

Gli accertamenti medico legali

Si da subito, gli inquirenti ipotizzarono che la bimba potesse essere stata sedata. Riguardo alla boccetta di tranquillanti, Alessia Pifferi dichiarò che glieli avesse dati un conoscente negando di averli somministrati alla bimba. "Le ho dato qualche goccia di tachipirina perché ho pensato che le facessero male i dentini, sbavava", fu la sua versione. Ma nell'appartamento non c'erano tracce di antipiretico.

Secondo il gip del Tribunale di Milano per la 37enne Diana "era un peso" un ostacolo "alla sua libertà", motivo per cui ha respinto la richiesta di una consulenza neuroscientifica e psichiatrica formulata dai legali della donna. Alla luce delle nuove risultanze chimico-forensi non è escluso che all'indagata venga contestata anche l'aggravante della premeditazione. Per ora l'accusa è di omicidio volontario aggravato.

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