Nemo profeta

Il problema degli esperti non è che sbaglino. Ma che siano incapaci di chiedere scusa. Un po' come Prodi

Nemo profeta
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A fare notare la cosa non dovrebbe essere un giornalista, come noi, che è una vita che vede scalare le migliori carriere, soprattutto televisive, dai colleghi che le hanno sbagliate tutte. Però, in ore in cui non c'è un economista che non preveda l'apocalisse per i dazi di Trump, forse è utile riflettere sul grado di attendibilità degli esperti. Fosse anche solo per darci una speranza. Che sbaglino. Ancora una volta.

Però una certezza c'è. Più una previsione è condivisa («Vincerà Kamala Harris!», «Il petrolio sparirà!», #MoriremoTutti) più alta è la probabilità che non si verifichi. Meglio così. Anche se poi chi ti spiega

perché non è successa una cosa è lo stesso che ti assicurava che sarebbe accaduta.

Sono tutti bravi a fare i profeti del prima. È che mancano quelli del dopo.

Ce le ricordiamo tutti certe profezie. Anche se vorremmo dimenticarle. «Con la Brexit in due giorni finiranno rifornimenti e medicinali». «Con le sanzioni europee la Russia fallirà in un mese» (ma anche: «Putin arriverà a Kiev in tre settimane!»). Oppure: «La calotta polare si scioglierà entro cinque anni», come dicevano nel 2005.

Il problema degli esperti non è che sbaglino. Ma che siano incapaci di chiedere scusa. Un po' come Prodi. Al quale peraltro appartiene il più infelice dei presagi.

«Con l'euro lavoreremo un giorno in meno e guadagneremo...». A proposito. Domanda. Perché tutte le catastrofi paventate se fossimo usciti dall'Unione europea crisi economica, guerra, tensioni sociali - stanno avvenendo mentre ci siamo dentro?

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