Quei "bambini abbandonati" a 30 anni dalla Convenzione Onu

Sono passati 30 anni esatti dalla Convenzione Onu sui Diritti dell'Infanzia e dell' Adolescenza. I dati sono inquietanti e, in Italia, aumentano i casi dei "bambini abbandonati". Il 2 dicembre una serata benefica dell'AiBi per raccogliere fondi

Quei "bambini abbandonati" a 30 anni dalla Convenzione Onu

C'è chi dice che i minori abbandonati nel mondo siano circa 187 milioni, qualcun altro ha approssimato la stima al ribasso, fermandosi a quota 150 milioni. Ma la realtà è che non esiste un dato certo, unico e inconfutabile sul numero di bambini senza (o fuori) famiglia. In ogni caso, che siano 100 in più o 20 in meno rispetto ai riferimenti di rappresentatività, le cifre sono davvero impressionanti. E non si contano di certo sulla dita di una mano. Lo sa bene l'associazione AiBi - Amici dei Bambini che, da 33 lunghissimi anni, si batte per il diritto di ogni minore ad avere una famiglia. E lo farà anche quest'anno, con una serata di gala a tema volta a raccogliere fondi utili a garantire una borsa di studio ai ragazzi in difficoltà.

Sono passati 30 anni esatti dalla Convenzione Onu sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza ( fu approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989). Trenta. E per quanto siano stati fatti passi da gigante in materia di tutela e salvaguardia dei "soggetti più vulnerabili", di strada ce n'è ancora tanta da fare. Discriminazioni, violazioni a vario titolo e malattie ci obbligano, ancor'oggi, a parlare della cosiddetta "infanzia negata". Un paradigma troppo spesso abusato e del cui significato si ha solo una comprensione sommaria, parziale e superficiale. Perché se è vero – e lo è eccome – che la malnutrizione rappresenta "l'emergenza invisibile" primaria, coinvolgendo 149 milioni di bambini in tutto il mondo (fonte Global Childhood Report 2019 di Save the children), che 5,4 milioni di minori non sopravvivono al 5°anno di età, che sono 37 milioni le spose bambine (stima del 2017), che il diritto all'istruzione non viene garantito nel 74% dei casi e lo sfruttamento del lavoro minorile coinvolge 152 milioni di bambini (dato del 2016), non si ha alcun tipo di riferimento recente (certo) circa il numero di minori abbandonati. Eppure esistono, ci sono anche loro.

Si tratta di un nervo scoperto, una gigantesca falla sociale – e globale - che riguarda un numero indefinito di bambini e adolescenti fino ai 18 anni. Stiamo parlando anche dei cosiddetti "care leavers" (letteralmente "fuori famiglia"), ragazzi abbandonati a sé stessi e in balia di un futuro incerto. Un'emergenza umanitaria sepolta nel silenzio, talvolta fagocitata dalle politiche oscurantiste che, di comodo, accendono i riflettori sul trend del momento. Ma l'infanzia negata è anche questa.

L'abbandono, indotto da circostanze di disagio econimico/familiare o per cause di forza maggiore, è la forma di moderna schiavitù a cui sono costretti decine di "invisibili"in tutto il modo. Ed è tale perché non garantisce loro la libertà di essere figli, studenti e uomini o donne del futuro. Ma soprattutto di essere bambini. Il fenomeno sembrerebbe essere in crescita netta e costante, anno dopo anno, mietendo vittime su vittime. In una stima diffusa da Unicef nel 2004 risultavano circa 145 milioni di minori abbandonati in tutto il mondo, nel 2010 il dato ha raggiunto quota 163 milioni e nel 2018 si è arrivati a 187. Ciò significa che, in media, ogni anno, ci sono circa 3 milioni di bambini abbandonati in più. Le cifre, per quanto non contabilizzate con precisione scentifica, sono allarmanti. E pensare che la questione riguardi città e Stati reconditi del mondo, con elevato tasso di mortalità per malattie o cause belligeranti, è un errore mardornale. Il problema include. e riguarda, molto da vicino i paesi industrializzati.

Secondo un report stilato da Unicef, con aggiornamento al 16 giugno 2017, alla data dell'ultima stima rinvenibile (2015) erano circa 140 milioni gli "orfani" totali (s'intende un bambino di età inferiore ai 18 anni che abbia perso uno o entrambi i genitori) di cui cui 61 milioni in Asia, 52 milioni in Africa, 10 milioni in America Latina e Caraibi e 7,3 milioni in Europa orientale e Asia centrale. Un dato significativo è rappresentato dagli Stati Uniti che, secondo una statistica riportata dalla Dave Thomas Foundation for Adoption alla fine dello scorso aprile, sarebbero circa 123mila i bambini abbandonati solo negli States. Un gap sociale enorme nel paese dell' "american dream".

La situazione non sembra migliorare nel "vecchio continente", in Europa. Uno dei tassi di abbandono di minori più alto si registra nell'Europa dell'Est con almeno 1,4 milioni di bambini coinvolti, di cui 15mila sono lasciati negli orfanatrofi e strutture statali. La Moldavia è in cima alla lista con circa 50mila minori (Unicef 2018) seguita a ruota da Lettonia, Lituania, i paesi della Federazione Russa. Ovviamente, la ragione di questa elevatissima concentrazione di casi collima con una situazione di povertà estrema e l'assenza di un supporto assistenziale adeguato a soddisfare persino i bisogni primari dei più piccoli. E l'Italia, com'è messa?

Difficile venirne fuori, questa è la risposta. Nel nostro "bel paese", quando si parla di minori abbandonati, bisogna fare un distiguo tra coloro che vengono lasciati alla nascita all'interno degli ospedali e quelli che, invece, vivono di stenti. Negli ultimi dieci anni, il numero dei minori che vivono in povertà assoluta è più che triplicato, passando dal 3,7% del 2008 al 12.5% del 2018 (Rapporto Save the children Italia dell'ottobre 2019). Oggi sono 1,2 milioni i bambini che non hanno i beni indispensabili per condurre una vita accettabile. E la crisi economica, incalzata tra il 2011 e il 2014, ha contribuito al peggioramento della situazione. Nei mesi recenti, la percentuale di minori in condizioni di povertà è salita dal 5% al 10% trasformandosi in una vera e propria emergenza.

Vi sono numerose associazioni operanti sul territorio nazionale che s'impegnano quotidianamente per la salvaguardia dei diritti dei minori. Tra tutte, un riconoscimento particolare va ad AiBi – Amici dei Bambini che, in occasione dell'anniversario trentennale della Convenzione Onu, in data 2 dicembre, ha deciso di organizzare una serata benefica, "Il bello che fa bene", che vedrà la partecipazione di tante e prestigiose aziende del "made in Italy", in prima fila per sostenere il diritto di ogni bambino a una famiglia.

Quest’anno, l’edizione numero 18 sarà festeggiata lunedì 2 dicembre al ristorante “Oste e cuoco” (Milano) di Filippo La Mantia, il celebre cuoco siciliano che proporrà una cena a buffet alla scoperta della Sicilia e della sua ricchissima storia gastronomica.

Saranno piatti colmi di amore e dei sapori di casa”, assicura lo chef, che offrirà la sua professionalità gratuitamente per Ai.Bi. e i suoi ospiti, preparando una torta celebrativa per i 30 anni della Convenzione Onu.

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