Caso scontrini, la procura impugna l'assoluzione di Ignazio Marino

L'ex sindaco di Roma è stato assolto dalle accuse di peculato e falso in relazione agli scontrini e truffa ai danni dell'Inps lo scorso 7 ottobre

Caso scontrini, la procura impugna l'assoluzione di Ignazio Marino

La procura ha impugnato la sentenza con la quale è stato assolto l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino, e chiesto un nuovo processo.

Il procedimento di primo grado si era concluso lo scorso 7 ottobre con il chirurgo assolto in relazione alla vicenda della onlus della quale era stato presidente. Erano 56 le cene sospette, tra luglio del 2013 e giugno del 2015, per complessivi 12.700 euro pagati con la carta di credito in dotazione all'allora primo cittadino ma consumate, secondo gli inquirenti, "generalmente nei giorni festivi e prefestivi, con commensali di sua elezione, comunque la difformi della funzione di rappresentanza dell'ente".

I ristoranti preferiti dall'allora sindaco erano a Roma, ma anche in altre città come Milano, Genova, Firenze e Torino. Dopo aver saputo delle indagini a suo carico il sindaco aveva restituito, attraverso una donazione al Comune, 20mila euro.

"Appare evidente che eventuali errori, imprecisioni e/o discrasie afferenti alle dichiarazioni giustificative - scriveva il gup Pierluigi Balestrieri nelle motivazioni della sentenza arrivata con giudizio abbreviato - non sono suscettibili di rivestire alcuna rilevanza in questa sede penalistica, potendo tutt'al più costituire indice di un sistema organizzativo improntato, soprattutto nella prima fase, a imprecisione e superficialità".

Marino era anche imputato per la gestione della onlus Immagine, della quale in passato era stato presidente. La struttura, che si occupava di aiuti sanitari a Paesi in via di sviluppo, avrebbe messo in atto delle assunzioni fittizie tra il 2012 e il 2014, con soggetti inesistenti truffando l'Inps.

Oltre a Marino, presidente dell'associazione fino al luglio del 2013, l'inchiesta vede indagate per truffa in concorso altre tre persone, Carlo Pignatelli, Rosa Garofalo e Federico Serra, che sono state rinviate a giudizio.

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