Ecco perché la benzina è così cara

Il petrolio scende sotto i 45 dollari. Ma la benzina non scende. La rabbia dei gestori di benzina, flagellati dalle tasse e tormentati dall'ira dei clienti

Ecco perché la benzina è così cara

Scende il prezzo del petrolio ma la benzina no. Quali sono le regole che governano il meccanismo? Chi muove i fili?
"L'impressione che ci passano i media non è del tutto corretta". Parola di Daniela Maroni, Vice Presidente Nazionale FIGISC Confcommercio (Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti) e Consigliere Segretario dell'Ufficio di Presidenza di Regione Lombardia. Lei è uno dei tanti gestori italiani di impianti, quelli che vengono visti come "macchine da soldi". In realtà la situazione è ben diversa e quindi occorre vederci chiaro.


"Se il prezzo del petrolio cala del 46% come è successo negli ultimi 6 mesi- spiega - è fuorviante pensare che altrettanto debba calare il prezzo della benzina o del gasolio. I prezzi del greggio sono solo una parte del prezzo, che negli ultimi mesi è stata mediamente del 28,2% per la benzina e del 32,4% per il gasolio. Poi ci sono i costi e i margini del sistema distributivo che negli ultimi sei mesi sono stati mediamente 9,6% per la benzina e del 10,0% per il gasolio e infine le imposte: accisa più IVA, che fanno la parte del leone".

In ogni caso, se crolla la quotazione del petrolio e le imposte restano invariate il prezzo della pompa non può certo crollare. Le imposte complessive sono pari al 67,7% per la benzina ed al 61,8% per il gasolio. Rispetto alla media comunitaria nel 2014 gli italiani hanno pagato la benzina 26 centesimi/litro in più, di cui ben 25 per il maggiore peso delle imposte ed hanno pagato il gasolio 25 centesimi/litro in più, anche in questo caso a causa di 24 centesimi in più di imposte rispetto alla media comunitaria.

Ma chi ci guadagna davvero? Certamente non i gestori, che definisce il "bancomat del governo e dei delinquenti" viste anche le commissioni "salasso" che si hanno pagando con carta di credito. Nelle stazioni di carburante girano soldi liquidi, le casse sono piene e i delinquenti fanno i blitz. In questo settore a fiscalità doppia, altro triste primato italiano, anziché guadagnare ci si perde. Infatti la raffinazione italiana perde miliardi di euro ogni anno, il prodotto si svende con margini irrisori, le posizioni di mercato si svalutano giorno per giorno. I gestori sono fortemente penalizzati dal sistema. "Di fatto - continua Daniela Maroni - succede che le compagnie ti mettono a tappo coi serbatoi e il giorno dopo il prodotto cala e noi rimaniamo fregati. Pensate che il gestore ha un guadagno di 35/38 euro ogni 1.000 litri, se vengono tolti 10/20 euro ogni 1.000 litri, il guadagno e' decisamente basso".

Del resto quello che mette in croce tutti è la nostra legge di stabilità che si regge tutta sulle clausole di salvaguardia che prevedono aumenti di accise e dell'aliquota IVA. Si tratta di aumenti che da metà 2015 e fino al 2021 e oltre possono comportare, se non si inventano nuove entrate o non si tagliano spese sopprimibili, aumenti nell'ordine di 10/12 centesimi/litro per benzina e gasolio: una ulteriore spada di Damocle che non farebbe che enfatizzare ancor più quel gap delle imposte che è già altissimo rispetto alla media europea.

Ma c'è chi come Daniela Maroni si è data da fare per andare incontro ai cittadini di fascia, cioè a quelli che stanno al di qua del confine con la Svizzera incentivandoli a fare rifornimento in Italia, "perché - spiega- i cittadini hanno nel dna la convinzione di spendere meno in Svizzera". Basta pensare che ogni anno oltre confine, cioè alla Svizzera, vanno circa 320 milioni di euro di incassi. Nel 2000 è diventata legge la carta sconto benzina, da lei pensata e messa in atto che prevede uno sconto per le due fasce da 0 a 10 km e da 10 a 20km. Oggi un milione di persone ne usufruisce.
Nel 2013 è riuscita a far approvare in consiglio regionale la flessibilità, cioè "il prezzo in Italia uguale alla Svizzera". Allo sconto benzina si aggiunge quindi la carta sconto gasolio, approvata lo scorso 23 dicembre con decreto di attuazione e valida per 49 comuni della provincia di Como, Sondrio e Varese. Lo sconto è pari a 8 centesimi.

Un tempo sperimentale di un anno per valutare i risultati. "Del resto - conclude - sembra davvero inutile portare le nostre tasse oltre confine quando le possiamo tenere sul territorio e utilizzarle per sanità, trasporti e cultura".

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