Etruria, quelle mosse di Boschi&co per evitare multe milionarie

Le preoccupazioni di Maria Elena Boschi dopo che Ghizzoni aveva già declinato due offerte per Banca Etruria

Etruria, quelle mosse di Boschi&co per evitare multe milionarie

Ci sono le date a mettere nei guai Maria Elena Boschi. L'ex ministro per le Riforme, ora sottosegretario, da mesi (e lo ha fatto pure in Parlamento) giura di non aver mai fatto "pressioni" a nessuno riguardo la situazione (disastrosa) di Banca Etruria, l'istituto di cui il padre Pier Luigi è stato consigliere e vicedirettore.

Eppure qualcosa non torna. Quando la Boschi parla con Federico Ghizzoni, ad di Unicredit, il colosso italiano del credito ha già detto due volte di no ad una acquisizione di Etruria. E lo ha fatto a chi di dovere, ovvero agli advisor pagati dalla banca di Arezzo per trovare un partner di "elevato standing" come richiesto da Banca d'Italia. Perché dunque la Boschi, non delegata da Padoan (come da lui stesso sottolineato) né ministro competenete in materia di credito, avvicinò Ghizzoni per "avere informazioni" su una possibile acquisizione? Possibile non sapesse che Unicredit aveva già declinato (due volte) l'invito a incamerare Etruria?

Andiamo con ordine. A fine 2013 da Via Nazionale parte la richiesta ai vertici di Etruria per trovare un partner che possa rimettere in sesto le finanze. A inizo 2014 allora due advisr, Rothschild e Lazard, si attivano su commissione di Arezzo per trovare un compratore entro la primavera 2014. Niente da fare. Come ricostruisce il Corriere, sia Unicredit che "altre 25 cortesemente declinano, senza neanche chiedere l’accesso ai dati di Etruria. A loro è bastato leggere il bilancio".

Che non è per niente rose e fiori. Anzi. Sul tavolo del cda di Etruria arrivano solo gli interessamenti di Popolare di Vicenza guidata da Gianni Zonin (un altro istituto che finirà in disgrazia) e la Banca Popolare dell'Emilia-Romagna (che poi comprerà un'altra popolare in crisi, la CariFerrara). Una volta letti i documenti, però, Bper ritira l'offerta e Arezzo non può che portare avanti la trattativa con Vicenza.

Nella primavera del 2014 comincia ad attivarsi anche la politica. Secondo quanto raccontato dal presidente di Consob, Giuseppe Vegas, la Boschi lo avrebbe contattato per esprimere la "preoccupazione" per un'eventuale acquisizione di PopVicenza. Di incontri ne ebbero più di uno. Senza fare "pressioni", ma l'interesamento - è evidente - c'è stato. Alla finbe, il 19 giugno 2014, anche l'istituto guidato da Zonin abbandona l'idea.

A questo punto Etruria deve affidarsi a un nuovo advisor, Mediobanca. Quella citata dalla Boschi come l'unica che si sarebbe occupata dai cercare un compratore per l'istituto di Arezzo. Tra gli 86 possibili acquirenti, come scrive il Corriere, ci sono sia Unicredit che Bper. Ma come già fatto solo qualche mese prima, entrambi i vertici non prendono in considerazione il fatto. Secondo il Corriere, "non sembra dunque corretta la ricostruzione di ieri di Maria Elena Boschi, quando afferma di non essere stata lei 'ma Mediobanca' a chiedere l’acquisizione. Quando l’allora ministra parla a Ghizzoni della possibile operazione, nel dicembre 2014, la questione per Unicredit era chiusa da mesi perché aveva già declinato l’invito degli advisor due volte".

Dopo la Boschi, come emerso in questi giorni di audizioni da parte della Commissione banche, altri componenti del Giglio Magico di Renzi si attivano alacremente per le sorti dell'istituto aretino. Graziano Delrio domandò di nuovo a Bper. Marco Carrai, amico dell'ex premier, inviò una mail a Ghizzoni per "sollecitarlo" a una risposta su Etruria. La Boschi incontrò a gennaio 2015 Fabio Panetta, vice direttore della Banca d'Italia. E, come ricorda il Corriere, a "inizio febbraio Davide Serra, gestore finanziario amico di Renzi, ipotizza di intervenire con il suo fondo Algebris acquistando almeno una parte dei crediti deteriorati".

Resta allora da chiedersi per quale motivo Boschi&co si adoperarono tanto per un istituto che, a conti fatti, non contava molto in termini quantitativi nel variegato panorama bancario italiano. Secondo il Corriere, il motivo potrebbe essere quello di "evitare multe milionarie" ai vertici di Etruria. Tra cui, appunto, il papà di Maria Elena.

"Dopo le prime sanzioni da 2,54 milioni di euro, assegnate agli amministratori il 3 ottobre 2014 dopo l’ispezione di Bankitalia del 2013, un salvataggio avrebbe risolto molti problemi - scrivono Florenza Sarzanini e Federico Fubini - Magari avrebbe risparmiato al consiglio di Etruria nuove multe erogate da Consob e Bankitalia contro gli amministratori, compreso Pierluigi Boschi".

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