Il figlio di Biagi all'ex brigatista Balzerani: "Vittime di mestiere? Mi disgusta"

Il figlio del giuslavorista: "Non odio gli assassini di mio padre ma non li perdono". Poi alla Balzerani: "Provo disgusto per le tue parole"

Il figlio di Biagi all'ex brigatista Balzerani: "Vittime di mestiere? Mi disgusta"

"Essendo una persona molto credente non provo odio nei confronti di nessuno e neanche nei confronti degli assassini di mio padre però ovviamente non li perdono perché mio padre non l'ho più e questo rimarrà così per sempre". Lorenzo Biagi, figlio di Marco, il giuslavorista ucciso il 19 marzo 2002 sotto la sua abitazione a Bologna da un commando delle Nuove Brigate Rosse, guarda in faccia l'odio antagonista. Un'odio che ancora oggi infiamma ancora. Proprio oggi, a distanza di sedici anni da quella drammatica esecuzione, sono apparse sui muri dell'Università di Modena scritte infamanti come "Mille Biagi" e "Marco Biagi non pedala più".

Sulla mancata scorta al padre, Lorenzo si era già espresso l'anno scorso. "Lo Stato lo ha abbandonato", ha rimarcato oggi che corre l'anniversario dell'agguato sotto l'abitazione di via Valdonica, a Bologna. Il commando delle Nuove Brigate Rosse lo ha freddato senza alcuna pietà. Un'esecuzione vile. "Mio padre aveva una scorta fino a pochi mesi prima di essere ucciso, fino al novembre del 2001. Per cui - ha spiegato Lorenzo - penso che il fatto che gli sia stata tolta la scorta senza motivo o, comunque, con una grande sottovalutazione del pericolo sia una cosa molto grave". La sua speranza è che questo "non capiti più ad altre persone o ad altre figure" come l'ex giuslavorista.

Questa mattina, Bologna, Lorenzo Biagi ha conversato con i giornalisti a margine della cerimonia organizzata per il sedicesimo anniversario dell'omicidio di Marco Biagi. Inevitabilmente la conversazione si è spostata anche sulle parole dell'ex brigatista Barbara Balzerani che, durante la presentazione di un libro in un centro sociale a Firenze, aveva detto che "c'è una figura, la vittima, che è diventato un mestiere". "Provo un grande disgusto nei confronti di questa frase anche perché offende noi vittime e tutte le persone che hanno sofferto", ha commentato il figlio del giuslavorista secondo cui ci dovrebbe essere più rispetto nei confronti delle vittime.

"Una frase del genere credo che sia completamente irrispettosa nei nostri confronti. Il monopolio della parola non lo vogliamo avere noi vittime ma - ha, poi, concluso - non lo dovrebbero avere di certo loro che sono solamente degli assassini e dovrebbero tacere e basta".

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