La guerra dai mille volti

Nei giorni scorsi, di fronte al moltiplicarsi degli sbarchi, i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto hanno ipotizzato che dietro il fenomeno ci sia una ben precisa strategia dei mercenari della "Wagner"

La guerra dai mille volti

Nei giorni scorsi, di fronte al moltiplicarsi degli sbarchi di immigrati clandestini provenienti dall'Africa, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e quello della Difesa, Guido Crosetto (che non rilasciava interviste dal 26 gennaio, a dimostrazione del fatto che è stata un'uscita meditata), hanno ipotizzato che dietro il fenomeno ci sia una ben precisa strategia dei mercenari della «Wagner», cioè del Cremlino.

L'analisi non è peregrina perché nel continente africano le brigate filo-russe (con le loro alleanze) sono ben presenti, controllano Stati dalla Cirenaica al Mali. Facile intravvedere l'obiettivo: destabilizzare l'Italia e l'Europa nell'ottica del conflitto in Ucraina. Né tantomeno bisogna meravigliarsi del cinismo: gli «scudi umani» sono un portato spietato delle ultime guerre dove il senso dell'onore è venuto meno, figurarsi se oggi qualcuno a Mosca si fa scrupoli ad usare un nuovo strumento nella guerra ibrida.

L'analisi preoccupata dei due ministri non è campata in aria: non ci sono prove evidenti, ma parte da basi logiche. Anche i nostri servizi segreti ne sono convinti. Solo che se le parole hanno un senso, se davvero i mercenari della Wagner o chi per loro hanno il potere di aprire e chiudere i rubinetti dell'immigrazione clandestina, bisogna essere conseguenti. E, contro un'azione che risponde ad una logica di guerra, è necessario usare strumenti di difesa di un certo livello. Non ci vuole molto ad immaginare che l'organizzazione più adatta sia la stessa che sta garantendo l'Ucraina, cioè la Nato. Anche perché la destabilizzazione di un Paese come il nostro può avere ripercussioni per tutta l'Alleanza. Senza contare che un'ondata di 600-800mila immigrati si propagherà nel Vecchio continente e tra loro - è il sospetto degli 007 - potrebbero mischiarsi anche terroristi. Per cui o il fenomeno è gestito (e non basta l'impegno della sola Italia), o crea problemi a tutti.

Siamo di fronte ad un salto di qualità del problema immigrazione ed è evidente che un intervento della Nato può avere effetti più efficaci di quello della nostra Marina: sia per il salvataggio in mare, sia per l'eliminazione dei barconi sulle coste del Nord-Africa (basta pensare all'uso dei droni). Inoltre la Nato avrebbe l'autorità per chiedere ad uno Stato membro come la Turchia di intervenire per bloccare la partenza degli scafisti dalle sue coste o da quelle che controlla in Libia e, magari, organizzare corridoi umanitari per i rifugiati.

L'Africa è una polveriera. Il fronte meridionale dell'Alleanza, quello che ci riguarda direttamente, è vulnerabile. Per cui c'è bisogno di un maggiore impegno: la Nato non può occuparsi solo del conflitto russo-ucraino. Nell'epoca delle guerre asimmetriche, quel conflitto si combatte anche in Africa. In tanti modi, appunto.

E in quel continente l'Occidente ha perso molto terreno, in favore di Russia e Cina. Per errori (il caso Gheddafi) o per disinteresse. Ora deve riconquistarlo per non scoprire a sue spese che la guerra da quelle parti ha mille volti.

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